Ecco le news di oggi sul mondo dell’AI con le mie opinioni.
#OpenAI sta per chiudere un round da 40 miliardi di dollari guidato da #SoftBank, che porterebbe la sua valutazione a 300 miliardi. Se confermata, sarebbe la più grande raccolta privata di capitali della storia. Non parliamo più di startup, ma di superpotenze economiche. Il punto non è solo quanto valgono, ma quanto contano: OpenAI sta diventando una delle entità più influenti del pianeta. E non è un’esagerazione. Con budget di questo tipo, può permettersi tutto: tecnologia, ricerca, potere geopolitico.
E l’effetto collaterale si vede già: il nuovo GPT-4o, appena rilasciato agli utenti paganti, è stato talmente richiesto che OpenAI ha dovuto rallentare il rollout delle funzionalità di generazione immagini per chi non paga. #Altman ha detto che i server stanno “fondendo” sotto il peso delle richieste :)))
Tradotto: chi non paga, aspetta. E il concetto di “AI per tutti” si allontana. A meno che per “tutti” non si intenda “tutti quelli col portafoglio pronto”.
Intanto, dalla #Cina arriva un’altra storia. La startup #ButterflyEffect, dietro all’agente #ManusAI, è alla ricerca di nuovi fondi, ma sta bruciando milioni per pagare l’uso dell’API di Claude. Il paradosso è chiaro: per far girare le proprie AI, le startup devono appoggiarsi alle AI dei colossi… e affondano sotto i costi. È un ecosistema cannibale, dove l’unico modo per sopravvivere è diventare talmente grande da divorare gli altri. O farsi comprare.
Chi invece prova a cambiare le regole è #SambaNova, che ha appena presentato un agente AI per la ricerca profonda capace di produrre report complessi in 5-30 secondi. E, attenzione: è open source. Può collegarsi a dati esterni e gira su modelli velocissimi. Questo è interessante. Perché se ci sono alternative valide, libere e potenti, possiamo iniziare a scardinare un po’ di monopolio. Ma devono funzionare bene. E devono diventare accessibili davvero, non solo agli addetti ai lavori.
Sul fronte infrastrutture, #CoreWeave ha ridotto l’obiettivo di raccolta IPO da 4 a 1,5 miliardi. Nonostante l’appoggio di #Nvidia come investitore di riferimento. Un ridimensionamento che fa pensare: il mercato dei fornitori di potenza di calcolo è competitivo e incerto. Anche i giganti devono fare i conti con la realtà. E i numeri non sempre volano.
Ma mentre qualcuno ridimensiona, altri rilanciano. #ArchetypeAI ha lanciato “Lenses”, una nuova categoria di applicazioni fisiche AI che trasformano i dati dei sensori in intuizioni operative. È un tentativo concreto di portare l’intelligenza artificiale nel mondo fisico, nei dispositivi, nelle macchine, negli oggetti. E questo può cambiare tutto, perché smette di essere un gioco da tastiera e diventa un’estensione dei nostri sensi.
Lo sa bene anche #LockheedMartin, che ha siglato un accordo con Google per integrare l’AI generativa nel proprio ecosistema AI Factory. L’obiettivo? Migliorare la sicurezza nazionale. E qui entriamo in un campo molto delicato. Quando AI e difesa si incontrano, il rischio non è solo tecnico, ma etico. Chi decide cosa è “giusto” che un’intelligenza artificiale faccia in uno scenario militare?
E poi #PwC, che ha presentato Agent OS: una piattaforma per integrare agenti AI nei flussi aziendali fino a dieci volte più velocemente. Anche qui, l’accelerazione è la parola chiave. Ma attenzione: più si corre, più serve capire dove si sta andando. Perché integrare agenti nei processi non significa solo “lavorare meglio”. Significa anche cambiare radicalmente il modo in cui il lavoro stesso è concepito.
L’AI non è più solo una tecnologia. È un ecosistema, un’economia, un nuovo modo di distribuire potere.
E noi dobbiamo decidere da che parte stare.











