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Ecco cosa penso delle notizie AI di oggi. 27.03.2025

Le news di oggi nella AI, ovviamente commentate con la mio opinione. Niente copia incolla. Ditemi nei commenti cosa ne pensate, per arricchirle anche voi.

Partiamo da una cosa che riguarda direttamente le fondamenta: l’apertura dei protocolli. #OpenAI ha annunciato che adotterà il Model Context Protocol sviluppato da #Anthropic. In parole semplici, vuol dire che ChatGPT potrà dialogare meglio con dati esterni e software terzi. È un bel passo avanti per l’interoperabilità, ma anche un grande potenziale per la tracciabilità delle nostre attività digitali. Aprire i protocolli vuol dire costruire ponti, ma ogni ponte ha un pedaggio: i nostri dati. E qui la trasparenza deve diventare obbligatoria, non opzionale.

Nel frattempo, #Microsoft ha svelato Researcher e Analyst, due nuovi agenti AI per il lavoro d’ufficio. Non sono assistenti, sono colleghi virtuali. Faranno ricerca e analisi dei dati direttamente nei flussi di lavoro degli utenti. È l’automazione spinta dentro l’ambiente professionale, dove l’AI non è più uno strumento, ma un interlocutore. E se da un lato promette produttività, dall’altro ridisegna il concetto stesso di competenza. Dobbiamo cominciare a chiederci: in questo scenario, quali competenze restano umane?

Poi, #Amazon ha lanciato Interests, una funzione che monitora il suo catalogo e ci segnala i prodotti che potrebbero piacerci, sulla base di frasi in linguaggio naturale. Praticamente ci ascolta e ci studia per venderci meglio. Il nostro gusto diventa prevedibile, la nostra curiosità una variabile da ottimizzare. Questa non è personalizzazione, è profilazione in tempo reale. Altro che vetrina virtuale, qui siamo nel centro commerciale che sa già cosa vogliamo prima ancora che ci venga in mente.

Anche #ElonMusk si muove con le interazioni: Grok ora è connesso direttamente a Telegram. “Gratis” per gli utenti Premium. Vuole portare l’intelligenza artificiale dove passiamo il tempo, nei messaggi, nelle chat. L’AI non ci aspetta più in un’app, ci accompagna nei gesti quotidiani. Ma è proprio lì, nell’apparente informalità, che diventa più influente. Mentre chiacchieriamo, lei osserva, apprende, interviene. Senza che ce ne accorgiamo.

E #Midjourney si prepara a lanciare la sua versione 7 il 31 marzo. Non si sa molto, ma le attese sono alte. Dietro queste versioni numerate, però, c’è un’evoluzione costante che spesso ci sfugge. Perché non è solo una questione estetica: ogni upgrade cambia le regole della rappresentazione visiva. E quindi della comunicazione, del marketing, dell’immaginario collettivo. I nostri occhi si abitueranno sempre più a immagini artificiali. E finiranno per prenderle per vere.

Nel frattempo, l’immagine si fa sempre più potente anche su #Ideogram. La startup ha lanciato la versione 3.0 del suo modello di generazione immagini. L’ho usato ieri per un lavoro e i risultati sono molto buoni, fotorealistici, rendering testuale impeccabile, nuovi strumenti per design complessi e persino un sistema per guidare lo stile con immagini di riferimento. È tutto gratuito, per ora. Ma qui la vera notizia è un’altra: ha battuto tutti i competitor nei test umani, superando perfino #Imagen 3 di Google. Quando un modello indipendente supera i giganti, vuol dire che la corsa si sta giocando anche fuori dai soliti nomi. E allora attenzione: non sempre chi ha più risorse fa le cose migliori.

E mentre parliamo di AI per la creatività, c’è una battuta d’arresto legale interessante. Un #giudice federale ha respinto la richiesta di Universal Music Group di bloccare Anthropic dall’utilizzare testi di canzoni per addestrare il suo modello Claude. La motivazione? Nessun “danno irreparabile”. È un precedente pesante. Perché se addestrare un modello con contenuti coperti da copyright non è considerato dannoso… allora si apre la porta a un far west di contenuti usati senza consenso. Serve una nuova grammatica del diritto d’autore nell’era delle macchine creative.

Nelle auto #BMW ha appena annunciato un’alleanza con #Alibaba per sviluppare un assistente vocale avanzato destinato al mercato cinese. Il sistema sarà integrato nei veicoli a partire dal 2026, e includerà riconoscimento vocale naturale, comandi gestuali, tracciamento oculare e addirittura analisi della posizione del corpo.

E infine, c’è la geopolitica dell’AI. Il governo degli #StatiUniti ha inserito oltre 50 aziende cinesi in una blacklist per lo sviluppo di AI avanzata, supercomputer e tecnologie quantistiche. È l’ennesimo segnale che l’intelligenza artificiale è ormai al centro della competizione globale. Non è solo una questione tecnologica, è una questione di potere. E quando la tecnologia diventa potere, serve che le regole siano chiare. Ma le stiamo scrivendo troppo lentamente.

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