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Chi guadagna coi Ponzi secondo me è complice del crimine

Gli schemi Ponzi come sapete fanno guadagnare i primi che entrano a discapito di chi arriva dopo.

Chi esce prima e con del guadagno si sente più bravo, più furbo, e spesso se ne vanta pubblicamente.

In realtà è complice del crimine e a mio parere dovrebbe essere punito dalla legge perché è consapevole di essere entrato in un Ponzi e quindi sa che i suoi guadagni derivano dalle perdite altrui.

Peraltro nella maggior parte dei casi sono loro che alimentano il Ponzi dicendo agli amici che entrando si guadagna. Lo fanno perché più ne entrano, più il Ponzi dura.

La legge vieta gli schemi Ponzi e punisce chi li crea, ma credo debba punire anche i complici della catena, ovvero chiunque abbia dei guadagni connessi.

Peraltro l’ironia della sorte vuole che ai tempi delle crypto c’è chi è convinto di aver guadagnato e poi invece scopre che uscire è impossibile e i guadagni sono finiti in qualche portafoglio frullato con un mixer e se li sta godendo il creatore del Ponzi in cima a una prigione dorata a Dubai.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.