Allora i bambini a scuola stanno imparando a usare l’Intelligenza Artificiale, ma nessuno gli spiega dove si ferma. Si apre la chat, si incolla la traccia di una ricerca magari, arriva il testo pronto, ma dentro quella chat ci finisce anche molto altro. Il nome, la scuola, il tema sulla famiglia e resta sui server di un’azienda privata da dove non lo togli più. E in classe questa parte non la spiega nessuno perché agli insegnanti non l’ha spiegata nessuno prima.
Vedete le leggi parlano di competenze digitali, ma sui dati di un minore dentro un chatbot in aula le regole ancora non ci sono. Intanto le AI, le macchine rispondono sempre, in fretta, con un tono che non ammette dubbi. E un ragazzino davanti a quel tono si fida perché gli strumenti per controllare non glieli ha dati nessuno. Chiede una data, la macchina la sbaglia con la stessa faccia con cui dice le cose giuste. E nel quaderno comunque ci finisce lo stesso.
Vedete, chi vende i chatbot alle scuole lo sa benissimo. E i pacchetti per l’istruzione girano già con la licenza e la formazione compresa, si compra la piattaforma e la chiamano innovazione. Vedete la parte noiosa, quella a cui un ragazzo si ferma e controlla quello che ha detto, quello che ha letto, dentro quei contratti lì mica c’è.
Amici la tecnologia in classe è ovvio che ci deve stare e su questo non abbiamo dubbi perché è il mondo, è quello che i ragazzi andranno a vedere appena escono da scuola. Ma insieme ci deve stare anche qualcuno che spiega come guadagna chi te la mette in mano. In Italia siamo molto avanti sulle regole del digitale. Però bisogna fare attenzione alle aziende, alle compagnie private perché sono quelle che scrivono le regole. Quelli che vendono le licenze e i nostri figli imparano a fidarsi di loro. Occhio.
Voi cosa ne pensate?
#DecisioniArtificiali #MCC #Scuola #Privacy #Regole












