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447 – PER LE APP DI INCONTRI UNA COPPIA NUOVA SONO DUE CLIENTI PERSI

Due single su 3 pensate hanno smesso di usare le app di incontri. E lo dice un sondaggio di Harris di quest’anno qua negli Stati Uniti. E l’80% degli americani trova più bello conoscersi dal vivo.

Vedete, perché le app promettono abbondanza, no? Centinaia di persone dal divano, però quell’abbondanza ha un prezzo. Un gruppo qua negli Stati Uniti dell’Arizona State University ha seguito gli utenti per 12 settimane. La stanchezza emotiva cresceva. E cresceva anche la sensazione di non combinare niente.

Un ricercatore di psicologia dell’Università di Bath ha spiegato il meccanismo. Cioè, ogni sessione chiede centinaia di giudizi sulle persone di cui non sappiamo quasi nulla. E il cervello si stanca e diventa cinico. Poi dai, il rifiuto c’è sempre stato. Però qui arriva a raffica. Un messaggio senza risposta. Un match sparito. Ognuno costa poco. Ma sommati ci tolgono la voglia di investire su chiunque.

Un giornalista di Time racconta la sua giornata. Ieri 12 match. Solo due hanno scritto. Gli altri restano lì. In sospeso. Né rifiutati né cercati. Per molti il match basta. È la prova che qualcuno ci ha scelto. La persona dall’altra parte però diventa un dettaglio.

Ci siamo passati quasi tutti. Anche solo per testarle. Apriamo l’app senza pensarci. Qualche minuto di swipe. Aspettiamo il premietto. Somiglia più a Candy Crush che a cercare qualcuno. E infatti le cose stanno cambiando.

Perché poi c’è anche la scelta infinita. Cioè in un esperimento chi vede più profili sente più ansia da scelta e più paura di restare solo. E l’autostima ovviamente scende. E più si scorre e più si scarta. Una faccia si boccia in meno di 2 secondi. I capelli, l’altezza. Giudizi superficiali. Ma sono la risposta logica al compito. Perché sono centinaia di decisioni con pochissime informazioni. Una foto vale una personalità intera. Ma anche no.

E anche dopo una bella serata l’app è lì nel telefono ad aspettarti. La persona migliore è sempre uno swipe di distanza. Secondo noi valutiamo le persone come si compra un vestito. Magari in un altro negozio c’è un modello migliore.

Un filosofo lo dice chiaro. Lo scopo scivola. Da trovare qualcuno ad accumulare match. Lo dico da anni dei social. Un’app guadagna finché restiamo dentro. E le app di incontri sono fatte allo stesso modo. Pensateci. Una coppia nuova sono due utenti che se ne vanno. Il match che non arriva mai, invece, ti tiene dentro.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #DatingApp #Relazioni #Autostima

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.