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445 – CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE AGENTICA SMETTIAMO DI ESSERE UTENTI E DIVENTIAMO ORCHESTRATORI

Chi vende l’Intelligenza Artificiale agentica come un software pronto ci sta prendendo un po’ in giro, ci sta vendendo un’altra cosa, dai. Che Word lo apri e funziona, no? Stesso comando, stesso risultato, sempre. Lo impari una volta e rimani lì.

Un agente invece lavora su probabilità, sullo stesso comando, può fare due cose diverse e ogni azienda ha i suoi processi e le proprie eccezioni. Girano offerte chiave in mano, installi e parti. Con un agente però quella promessa non va bene, non funziona, si rompe al primo processo vero. Per cui bisogna costruire un sistema addosso all’azienda. È più vicino a insegnare a una persona che a installare un programma. Gli spieghi cosa deve fare, gli dai i limiti, guardi come lavora, poi correggi.

E ci sono delle tecniche per farlo, e si imparano. E chi le ha imparate lavorerà in un altro modo. Per questo serve un corso vero. Un esempio? Do a un agente il compito di gestire gli ordini. Trova un caso strano. Un cliente che chiede una cosa fuori listino e decide da solo. Se nessuno gli ha detto dove deve fermarsi, la decisione la prende lui. Nei gestionali di una volta il caso strano si bloccava, arrivava una persona, adesso non si blocca.

Dietro ci sono i tecnici, modelli e connessioni ai dati aziendali. E quella parte lì purtroppo si sta delegando sempre di più. E davanti c’è chi guida. E lì non si delega niente. Chi guida decide quali compiti dare alla macchina e dove si ferma. E il risultato lo controlla una persona. È la parte che in azienda oggi non ha ancora un nome, incredibile! E nessuno la insegna.

Vedete, con un gestionale eravamo degli utenti, no? Con un agente invece diventiamo orchestratori. E un’orchestra senza direttore suona lo stesso, certo, ma ognuno per conto suo.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #Orchestrazione #Processi #Addestramento

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.