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420 – AUTO A GUIDA AUTONOMA: LA MULTA NON È PIÙ DEL PROPRIETARIO

Vedete, oggi un’auto che da sola passa col rosso, il verbale lo paga chi sta alla guida. E però adesso lo paga chi l’ha costruita. Almeno questa è la novità introdotta in Cina. Perché dal livello 3 di guida autonoma in su, ovvero quando al volante c’è il software, la sanzione non colpisce più il proprietario, quello che la guida. Wow, e in fondo guida lei.

Però vedete, spostare una multa sembra una robettina da ufficio, no? Invece è la leva, secondo me, più veloce che esista per cambiare come vengono progettate le auto, pensateci.

Allora, vi ricordate nei miei video precedenti, no? Sul tema, la domanda era lì, sospesa, aperta: quando l’auto sbaglia da sola, chi risponde? E la risposta era un rimpallo, no? Il costruttore dice, eh, dovevi sorvegliare tu. E tu dici sì, ma stava guidando lei. E in mezzo c’è un’automobile in movimento che può essere pericolosa e che ha preso una decisione che nessuno dei due poi ha preso.

E il livello 3 è proprio il gradino più controverso. Perché guida lei. Tu puoi staccare le mani ogni tanto, te lo dice lei. Però sei ancora seduto lì.

Vedete, finché paga il proprietario, chi guida, il costruttore può spingere la funzione il più in là possibile. Dice, sì, guida da sola, tranquilli. Tanto il rischio ce l’ha addosso qualcun altro. Ma nel momento in cui il verbale o la responsabilità torna indietro a chi ha scritto il software, chi la produce, e beh, quel software diventa una voce di costo. E quindi ci pensano tre volte in più. E questo è buono.

Però, attenzione, per stabilire chi ha sbagliato bisogna leggere i dati dell’auto. Cosa ha fatto. Cosa ha deciso. Se aveva chiesto al guidatore prima di riprendere il volante e quanti secondi prima. E quei dati li scrive il software di bordo. Cioè, la prova che decide se pagano loro nasce da loro. La prova che decide se paga il costruttore nasce dentro il prodotto del costruttore. E magari non si può nemmeno tirar fuori pubblicamente.

Ma tutto questo fa bene anche agli altri paesi. Perché? Perché per esempio in Europa le auto sono le stesse, no? Quelle cinesi. Chi progetta un livello 3 sapendo che le multe se le becca lui e la responsabilità è lui, difficilmente tiene in piedi due comportamenti diversi per due mercati. Quindi quello che fa a Pechino poi te lo ritrovi anche in Europa. E questo è un punto buono.

Perché se va come penso ci ritroveremo auto più prudenti. Che staccano prima. Che vi ributtano il volante in mano ogni volta che la situazione non è chiarissima. E che il livello 3 lo concede in molti meno posti di quanti ne aveva promessi il depliant. Meno spettacolare. Ma meno multe. E meno rischi per le persone.

Però ci vuole una condizione importantissima: che quella sorta di scatola nera di dati, di cosa ha fatto, la possa aprire anche qualcun altro che non sia lei, che non sia l’azienda che l’ha riempita. Altrimenti la regola è bella, però la prova la continua a scrivere lui. La prova la scrive l’imputato. Non va bene.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #GuidaAutonoma #Responsabilità #Sicurezza

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.