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417 – SETTE PROFESSORI DI HARVARD SI SONO FATTI CLONARE E ADESSO CORREGGE IL CLONE

699 dollari, e chi boccia dentro Harvard Business School è un avatar.

7 fra professori e senior lecturer si sono fatti registrare, una società li ha ricostruiti in faccia e voce, e adesso il feedback ai fondatori lo danno le copie.

Lo hanno fatto per un corso che si chiama HBS Foundry, dura 8 settimane, ci sono passati 760 fondatori. Le sessioni coi docenti veri ci sono, una a settimana. Le prove no. Pitch all’investitore, chiamata di vendita, riunione del consiglio: quelle si fanno davanti al clone, che ascolta lo stesso pitch 50 volte, non dorme, e non ha un’agenda da incastrare come invece ha il prof in carne e ossa.

Sarah Kessler del New York Times è andata a provarlo. Ha presentato una finta azienda, un “Uber per le banane”, al clone di Jeff Bussgang di Flybridge Capital. Bocciata. Poi l’ha presentata a Bussgang vero, e l’ha bocciata pure lui. Identici.

Secondo il suo racconto, la copia teneva un sorriso congelato per tutta la durata. Bussgang dice che il suo doppio è un po’ inquietante, e che i suoi studenti lo adorano.

E allora uno si chiede cosa manca.

Manca la parte per cui si paga Harvard. In fondo al corso c’è un pitch vero, davanti a investitori veri, con 100.000 dollari sul tavolo. E quello che sposta un pitch non è il commento sul modello di business. È che il professore, dopo, prenda il telefono e chiami qualcuno mettendoci la faccia.

Il clone risponde a qualsiasi ora e non si offende mai. Non riconosce nessuno, non si gioca la reputazione, non presenta nessuno a nessuno.

Ma il vero problema è quando boccia una buona idea, senza che sia mai passata per un umano. Se vi interessa il tema ci ho scritto un libro che si chiama Decisioni Artificiali, edito Sole 24 Ore in Italia e Amazon per l’inglese.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #Università #Formazione #Valutazione

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.