Su migliaia di data center censiti nella sola pubblica amministrazione, poche decine avevano i requisiti per essere considerati affidabili. Il resto erano armadi in seminterrati. Li è andata a contare l’Agenzia per l’Italia Digitale.
Le nostre cartelle cliniche stavano in uno sgabuzzino, con un condizionatore acceso giorno e notte e un gruppo di continuità che nessuno aveva mai provato. E un backup che si scopriva rotto il giorno in cui serviva. Ogni comune, ogni ASL, ogni banca, ogni scuola, ogni azienda con un gestionale aveva la sua stanzetta con i server. Erano data center. Solo fatti male.
Chi dice che fino a pochi anni fa non ne avevamo bisogno si sbaglia. Ne avevamo bisogno e li avevamo già. Non li vedevamo perché erano piccoli e sparsi. Sparsi significa 100 condizionatori inefficienti al posto di uno fatto bene. Un impianto moderno consuma 20 watt di raffreddamento ogni 100 di calcolo. Uno stanzino ne consumava anche 100. Raddoppiava tutto.
E pensate che pochi lo sanno, ma sui numeri veri l’Italia sta messa bene. I nostri data center valgono circa l’1,3% del consumo elettrico nazionale, e le proiezioni più realistiche parlano del 4% nel 2035. Non è l’apocalisse energetica che ci raccontano. Chi consuma siamo noi, noi che guardiamo lo streaming, noi che mandiamo messaggi, noi che paghiamo col telefono e chiediamo cose a un’Intelligenza Artificiale. Il data center è solo il modo più efficiente che abbiamo trovato per farlo. E indovinate un po’? Chi protesta per i data center poi torna a casa e usa gli strumenti per cui servono i data center. È giusto protestare, ma per le cose giuste.
Oggi concentrare fa risparmiare corrente, non il contrario. Dentro quei capannoni con l’aria filtrata, i generatori testati ogni mese e 2 copie di ogni dato in 2 posti diversi ci stanno il fascicolo sanitario, la ricetta che arriva sul telefono, la CIE, il 730 precompilato. Il pagamento istantaneo, il referto scaricato online invece che ritirato allo sportello 10 giorni dopo. Tutta roba che negli ultimi anni ha smesso di essere carta e coda. Non è che si stava meglio prima? E non si stava.
Certo, vanno fatti sul cemento che c’è già, con l’acqua chiusa nel circuito, con il calore che scalda le case e con i consumi dichiarati ogni anno a un registro europeo. Ma fatti così sono la cosa più utile che possiamo mettere sul territorio adesso. Sono le fondamenta della sanità, della scuola, delle banche, della ricerca e della difesa.
Se torniamo indietro, per quelli che dicono “ah, ma indietro non ci servivano”, non torniamo al 2005 con la vita del 2005, torniamo al 2005 con la vita di oggi, che è una cosa che mica funziona. E poi, incredibile, ma è sempre così: finché una cosa è sparsa e fatta male, non se ne accorge nessuno. Appena la fai bene e si vede, diventa il problema.
Voi cosa ne pensate?
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