L’Intelligenza Artificiale sta entrando nelle camerette dei nostri figli. Magari non lo sapete, ma stanno entrando chatbot, altoparlanti intelligenti, tutor digitali e giocattoli che parlano. Agenti AI, che accompagneranno i nostri figli nello studio, nel gioco e nelle conversazioni di ogni giorno.
Noi genitori magari contiamo le ore sullo schermo, mentre dovremmo contare le interazioni umane che l’AI aggiunge o toglie. E allora vi do qualche consiglio pratico. Prima di comprare un giocattolo o un’app con l’AI, chiediamoci se aggiunge momenti insieme o se li sostituisce. Se sostituisce noi, lasciamola in negozio.
L’AI la usiamo per guadagnare tempo, e quel tempo lo restituiamo ai nostri figli. Ci prepara la lista della spesa, ci suggerisce una storia, però la storia leggiamola noi, con la nostra voce, con i nostri sbagli. Perché nei primi anni di vita il cervello è al massimo della sua plasticità, e lì la prudenza deve essere massima. Meno macchine parlanti possibile.
Se i nostri figli parlano con un chatbot, parliamone con loro. Chiediamo cosa dice, cosa chiede, come faremmo con un amico che frequentano. E spieghiamo presto, con parole semplici, che quella cosa non è viva, che non prova niente, che non gli vuole bene anche se lo dice, anche se lo scrive.
Poi, i bambini imparano anche dai nostri errori, dalle pause, dalle risposte improvvisate. L’AI apparentemente ne fa pochi. E la macchina perfetta questo non lo insegna.
Voi cosa ne pensate?
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