Un professore di economia a Brown, qui nel Nord-Est degli Stati Uniti, aveva un sospetto. Cioè che i suoi studenti usassero l’Intelligenza Artificiale per i compiti a casa. Allora ha fatto una cosa semplicissima, ha messo l’esame finale in aula, in presenza, senza telefono, senza niente. E i voti sono crollati della metà.
Compito a casa, media 96 su 100. Quaranta studenti su 86 col massimo, 100 pieno. Poi l’esame in aula, davanti a lui, media 48. Ventisette studenti hanno addirittura mollato il corso prima o non si sono proprio presentati all’esame in presenza.
E lui, giustamente, non l’ha presa benissimo. Ha detto che una società dove una parte dei ragazzi più bravi pensa che copiare vada bene è una società che declina. Una società fallita. Non possiamo scegliere di diventare idioti, ha detto.
Vedete, copiare a scuola è vecchio quanto la scuola, ma non è quello che mi preoccupa. Mi preoccupa cosa stiamo allenando. Non stiamo formando persone che sanno pensare, stiamo formando persone che sanno fare la domanda giusta a una macchina. E sono due cose diverse: fra vent’anni la differenza si vedrà.
Uno che a casa prende 100 e in aula prende 40 non ha mica imparato la materia, ha imparato a interrogare l’Intelligenza Artificiale. Bravissimo a chiedere, incapace di rispondere. E non è il caso di un professore permaloso, è il segnale di come stiamo crescendo un’intera generazione.
Voi cosa ne pensate?
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