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315 – Attenzione a mostrare le dita nelle foto

Attenzione a mostrare le dita nelle foto. Con l’AI vi possono rubare le impronte digitali

E soprattutto a differenza della password, quelle mica possiamo cambiarle!

Un hacker in una TV cinese ha preso il selfie di una celebrità, ha isolato le dita e ha tirato fuori le impronte, quelle vere! Senza trucchi strani, solo usando l’AI con strumenti che chiunque oggi può scaricare.

Non a caso l’anno scorso in Cina un gruppo di hacker ha aperto una serratura smart di casa usando una foto della mano che il proprietario aveva pubblicato online.

Gli smartphone di oggi scattano foto da 50 megapixel, anche più. A un metro e mezzo dalla camera l’impronta esce quasi tutta, a tre metri ne esce circa la metà. Se è compressa molto meno. Ma se la foto è poco nitida l’Intelligenza Artificiale può completare la parte mancante. Non serve che sia perfetta. Basta una mano in primo piano, una buona luce, e il resto lo fa un’AI.

Qui negli Stati Uniti tantissimi sistemi di pagamento si basano sull’impronta digitale. I casi di furto di identità biometrica stanno crescendo. Ed è un grosso guaio! Perché ricordiamoci che una password si cambia, un’impronta è quella per tutta la vita.

I sensori più moderni hanno protezioni extra, come la lettura della profondità della pelle. Ma quelli più economici no. E noi non sappiamo che sensore c’è dentro quel sistema di autenticazione che usiamo.

Prima di pubblicare una foto, controlliamo le mani. Se le dita sono in primo piano, riduciamo molto la risoluzione o ritagliamo. È fastidioso, ma serve. Ricordiamoci che i social tengono la qualità originale delle foto, e se per caso dovessero rubare il database…

Fate girare questo video per aiutare anche gli altri a fare attenzione!

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.