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171 – Come salvarsi dai deepfake

Come salvarsi dai deepfake. Perché la velocità batte le regole

Un video falso oggi nasce e si diffonde prima di qualsiasi verifica. Seguitemi fino alla fine che vi lascio quattro mosse pratiche per non cascarci, mentre tutti gli altri inseguono.

La catena è sempre la stessa: creazione in pochi minuti, pubblicazione immediata, spinta dell’algoritmo, download, repost, copie a cascata. La verifica richiede tempo umano, la distribuzione è automatica.

Dicembre 2025, Bondi Beach in Australia: dopo un grave fatto di cronaca iniziano a girare immagini manipolate e video alterati. Nel flusso compare anche un deepfake del premier del New South Wales con frasi mai dette. Quando media e autorità chiariscono la falsità, quei contenuti hanno già fatto numeri enormi e i repost hanno già moltiplicato le versioni.

La velocità è misurabile. Uno studio del MIT pubblicato su Science ha mostrato che le notizie false su Twitter venivano ricondivise molto più delle vere e arrivavano più rapidamente a grandi platee, con circa il 70% in più di probabilità di essere ritwittate rispetto a quelle vere. Contenuti che accendono emozioni forti viaggiano più veloci. I video generati con l’Intelligenza Artificiale sono fatti per colpire in quel modo.

Qui negli Stati Uniti circolano deepfake con medici reali usati per promuovere cure a pagamento. Volti autentici, voci credibili, messaggi semplici. Le rimozioni arrivano dopo segnalazioni e controlli, mentre le copie riappaiono su altri account. La clip passa, la smentita passa meno, e arriva quando l’attenzione è già altrove.

Cosa fare quindi? Aprite il profilo che pubblica e guardate lo storico e la data di creazione. Cercate lo stesso fatto su due testate affidabili, non su screenshot e repost. Provate anche a cercare nome e città insieme alla parola “deepfake”, perché spesso la smentita esiste già. Infine segnalate e salvate il link, perché lo stesso video tende a tornare identico su altri profili.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.