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Non è cosa nota, ma Meta è parte integrante della difesa nazionale USA.

Non come fornitore esterno o partner tecnico. No. Come parte integrante.

Lo ha detto Nick Clegg, il volto pubblico della strategia globale di Meta, parlando a Londra. Ha detto che l’azienda è ormai considerata “infrastruttura critica della difesa nazionale americana”.

È un salto enorme. Ed è passato quasi inosservato.

Clegg ha attaccato il modello europeo, definendolo troppo legato alle regole, troppo giuridico. Ha lodato invece l’approccio americano: meno leggi, più azione. Secondo lui, serve una visione più strategica, orientata alla sicurezza, non alla carta bollata.

Ma da quando in qua è una piattaforma social a decidere cosa rafforza o indebolisce la democrazia?

Il punto non è se abbia ragione o torto. Il punto è che ormai le big tech si muovono come potenze geopolitiche. Scelgono alleanze, fanno investimenti strategici, addestrano AI con contenuti proprietari, presidiano l’informazione e adesso si dichiarano anche parte della difesa.

Se Meta è “difesa nazionale”, allora ogni cittadino che condivide un post, ogni dato caricato su Facebook o Instagram, ogni conversazione con Meta AI… è dentro un’infrastruttura militare?

Non lo dico io. Lo dice Meta. Ma non lo sta raccontando nessuno.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

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Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.