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Sanno tutto di noi.

Sanno tutto di noi. Ci ascoltano, ci consigliano, ci accompagnano anche in vacanza. Ma chi protegge davvero gli assistenti digitali?

Secondo una nuova ricerca di Trend Micro, i dispositivi che ci parlano con voce gentile e ci aiutano a vivere meglio sono sempre più nel mirino dei cybercriminali.

E il problema non è solo che ci rubino la voce o le password: qui parliamo di dati biometrici, cartelle cliniche, itinerari di viaggio, preferenze personali, conversazioni registrate. Tutto ciò che raccontiamo a questi assistenti può diventare un’arma nelle mani sbagliate.

Nel mirino ci sono in particolare i dispositivi per il benessere e quelli per i viaggi. Gli AI wellness coach, ad esempio, analizzano battiti cardiaci, cicli del sonno, abitudini quotidiane. Tutto comodissimo, certo. Ma se un malintenzionato riuscisse a entrare in questo sistema? Potrebbe falsificare dati sanitari o perfino manipolare i consigli di salute. E lo stesso vale per gli assistenti digitali da viaggio, che gestiscono itinerari, carte di credito, preferenze di soggiorno. Un paradiso per chi cerca identità da rubare.

Il rischio aumenta quando questi dispositivi si connettono con app esterne e servizi di terze parti. Basta una sola falla in una delle tante connessioni per aprire la porta a un attacco. E da lì, è un attimo: phishing mirato, truffe personalizzate, deepfake vocali creati a partire dalle nostre stesse parole.

Già, perché molti assistenti digitali registrano costantemente l’ambiente. E se le registrazioni non sono ben protette, diventano una miniera d’oro. Gli hacker possono intercettare tutto, creare voci sintetiche simili alle nostre, ingannare parenti, colleghi, banche. Magari facendo eseguire all’assistente ordini che non abbiamo mai dato.

Il paradosso è che mentre l’AI diventa sempre più autonoma e capace, la sicurezza resta indietro. Le protezioni sono spesso aggiunte dopo, quando il danno è già fatto. Ma non funziona così. I sistemi di sicurezza devono crescere insieme all’intelligenza artificiale, e non rincorrerla.

E non possiamo nemmeno affidarci solo agli sviluppatori.

Noi utenti abbiamo una responsabilità enorme: capire che questi strumenti non sono giocattoli innocui. Sono potenti, utilissimi, ma richiedono attenzione. E dobbiamo smettere di pensare che “tanto a me non capita”. Perché se il nostro assistente digitale sa tutto di noi… anche chi lo attacca, può arrivarci molto vicino.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.