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Attacchi informatici: Serve cultura

Gli attacchi informatici aumentano senza sosta, colpendo chiunque, persino i giganti della distribuzione. L’ultima vittima è Conad, finita sotto scacco con un ransomware. E continueremo a vedere notizie come questa finché non capiremo che la sicurezza non è solo una questione tecnologica: riguarda ogni singola persona in azienda. Perché i dipendenti sono il primo punto di ingresso per i cybercriminali.

La soluzione? La cultura digitale. È la prima e l’ultima linea di difesa. Se non riusciamo a diffonderla nel modo giusto a tutti, restiamo vulnerabili. E qui arriva il problema: spesso i team IT, per quanto preparati, non sono i migliori divulgatori di questi concetti. Ne sono consapevoli anche loro. Servono persone in grado di rendere queste informazioni chiare, semplici e facili da ricordare. Non è solo una questione tecnica, ma soprattutto culturale.

E sì, formare le persone richiede tempo e risorse. Ma c’è un dettaglio da non dimenticare: se aspettiamo troppo, poi diventa tardi. Quando gli attaccanti entrano, i danni si pagano a caro prezzo.

MCC Quote Text Immagine di copertina per articolo di LinkedIn 1 1
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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.