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L’intelligenza artificiale non è una bolla.

L’intelligenza artificiale non è una bolla.

Semmai, la “bolla” riguarda chi si è lanciato senza visione o ha investito pensando che bastasse essere tra i secondi o i terzi a sviluppare un modello per guadagnare. Certo, i titoli dei giornali e i numeri possono far sembrare che ci sia un’esplosione di hype: i prezzi per milione di token scendono a una velocità impressionante, anche dieci volte in un anno, e nuovi modelli spuntano continuamente. Ma andiamo oltre l’apparenza.

Guardiamo chi ha davvero il controllo dell’AI. Il training dei nuovi modelli non è più alla portata di tutti: ormai, solo colossi come Meta, OpenAI e pochi altri possono permettersi di spingere i limiti dell’AI. E la capacità necessaria per addestrare questi modelli non solo è enorme, ma continua a crescere esponenzialmente: si parla di risorse che aumentano di 50 volte anno dopo anno.

Prendiamo i modelli più grandi, quelli oltre i 400 miliardi di parametri. Parliamo di un livello di potenza che richiede un investimento in hardware quasi proibitivo. Solo per servire pochi utenti contemporanei, ci vogliono almeno 8 GPU NVIDIA H100 – per capirci, parliamo di oltre 400.000 euro solo in hardware, senza contare il consumo energetico. È chiaro che giocare in questa lega non è per tutti.

E qui entra in gioco una nuova dinamica. I modelli vengono distillati, cioè ottimizzati per funzionare su hardware più piccolo, magari con GPU più economiche, permettendo di servire un maggior numero di utenti. E una volta distillati, questi modelli mantengono quasi tutta la precisione degli originali, con scarti nei benchmark che raramente superano il 2-3%. In pratica, stiamo democratizzando la potenza dell’AI, rendendola accessibile e sostenibile.

Quindi, sì, c’è ancora spazio per essere “primi nella seconda fase dell’AI”. Mentre chi ha investito per primo ha costruito le fondamenta, chi investe ora può posizionarsi sulla prossima versione dell’AI, quella distillata e ottimizzata, pronta per un uso massivo e a costi sostenibili. L’intelligenza artificiale non è una bolla per chi la usa davvero. È diventata uno strumento insostituibile, come lo sono diventati gli smartphone o internet.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.