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Mai visto un settore così tossico come quello di chi vende modi per guadagnare online.

Mai visto un settore così tossico come quello di chi vende modi per guadagnare online.
Che siano crypto o semplicemente “mostratori di soldi” che guadagnano dai referral ai broker che promuovono, è peggio del “bronx”.

Perché creano meccanismi per cui i loro seguaci sono il prodotto. Sono parte del sistema ma sono contemporaneamente vittime. Quindi se “denunci” il videoguru i primi a difenderlo sono le vittime stesse. Spesso perché guadagnano rivendendo corsi del loro “sfruttatore”. A volte perché hanno scommesso sulle stesse shitcoin. A volte perché i loro sogni di ricchezza sono connessi all’esistenza del videoguru.
Se il videoguru crolla, crollano anche loro.

Inoltre hanno dei meccanismi di difesa che fanno rumore e spaventano chi li attacca. Soprattutto i piccoli, con poca forza economica o mediatica, che non hanno voglia di portare avanti battaglie contro di loro e alla prima lettera dell’avvocato cancellano il post.
E vi assicuro che è molto più comodo ignorarli. Solo in pochi hanno così tanto a cuore il problema, da decidere di combatterlo davvero.
Perché uno dei loro pilastri è mandare immediatamente una diffida a chiunque parli delle loro tecniche.
Creano reti di commentatori e difensori che li proteggono, a volte fatte di bot e a volte di utenti veri che fanno parte della stessa gang o sperano di entrarci.

Alcuni sono davvero feccia. Vivono di espedienti “digitali”, frequentano mondi “marci”, e non hanno alcuna morale.
Sfruttano soprattutto i giovani, che sognano una vita diversa. Fanno quindi male ai più deboli.
Ma si muovono sul filo dell’illegalità. Leggermente illegali, ma non troppo. Così che alla fine siano più difficili da fermare al primo colpo.

Ci sono quelli che truffano al primo giro. Quelli sfacciati col sigaro e quelli con la faccia da bravo ragazzo. Tutti però mirano a una sola cosa: il portafoglio dei più deboli.
Direttamente o indirettamente. A volte vivono di semplici referral, dando consigli finanziari mentre dicono di non dare consigli finanziari. Illegale, ma da dimostrare…

E nel frattempo si riproducono, creano adepti, creano altri sogni.

Molti si supportano tra di loro perché, anche se concorrenti, sanno che se ne cade uno, rischiano di cadere anche loro a catena.

Nelle mie attività di difesa delle persone dal digitale inquinato ne ho viste tante. Ci sono ambienti, come quello del phishing, in cui i truffatori guadagnano mille volte tanto, rispetto ai videoguru. Ogni tanto mi attaccano, tirano giù il sito, disturbano i miei account social o mandano minacce.

Ma loro sono criminali conclamati. Devono solo nascondersi al meglio. Non li vedi e non li senti. Non devono vendere una faccia.
Mentre ogni volta che ho sollevato il problema dei videoguru ho avuto sempre la sensazione di respirare direttamente dal tubo di scappamento di un autocarro diesel per una settimana.

Tossicità. Tanta. 

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.