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Intelligenza Artificiale e regolamentazione: ecco l’errore di percezione più comune

C’é un grande errore di percezione che fanno le persone normali quando si parla di regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale.

Pensano che sia un settore in cui servano giovani smanettoni, nerd appassionati e ragazzi pluristartuppari.
Ma è così solo nella parte di sviluppo delle applicazioni e dei “motori”. Ma quelli purtroppo attualmente sono pochissimi e vengono prodotti prevalentemente in USA.

Tutti gli altri che lavorano con l’AI, di fatto la adottano e basta. Un po’ la differenza che passa tra 1) progettare e costruire un motore, 2) montarlo sulla tua carrozzeria, 3) guidare la macchina.

I motori (1) li fanno in pochi e sono “scatole nere”. In pochi “toccano palla”.

Anche chi crea app basate sui motori (2) non sono tantissimi e comunque non sanno cosa ci sia nel motore. Se domani spengono i motori, ciao app.

Poi c’é chi guida la macchina (3). Avete presente gli esperti di Prompt? Quelli che fanno corsi su come scrivere cose nelle chat delle AI al fine di ottenere i risultati migliori? Ecco. Se domani le “black box” cambiano modo di ragionare, e lo fanno spesso, ciao prompt. Tutti da rifare. Insomma, sono una scuola guida di una macchina a costruita da altri sulla base di un motore di terzi.

Quando invece si tratta di evitare che tutto ciò faccia danni entrano in gioco aspetti giuridici, etici, normativi, legali, istituzionali, di interesse nazionale. Come per esempio nel caso delle commissioni che se ne occupano.

In Italia ne abbiamo una e fortunatamente è composta da giuristi, informatici, ricercatori e luminari di questi temi.

Ecco perché non troverete, fortunatamente, giovani startupper volenterosi, ma meno giovani con anni di esperienza, che conoscono le complessità di aspetti come l’etica dell’informazione, i diritti legati agli algoritmi, gli aspetti normativi che uniscono pubblico e privato, le complessità della visione d’insieme di una tecnologia dirompente. 

Esiste un grande errore di percezione quando si parla di regolamentazione dellIntelligenza Artificiale 1
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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.