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317 – Un’AI aggiunge gli errori alle email per farci sembrare umani

Un’AI aggiunge gli errori alle email per farci sembrare umani

Abbiamo passato anni a insegnare alle macchine a scrivere bene. Adesso paghiamo un’altra macchina per peggiorare quello che hanno scritto.

Si chiama Sinceerly. E no, non è scritto male per caso. È un plugin per Chrome che prende la tua email ripulita dall’AI e ci rimette dentro i refusi, le contrazioni, le frasi monche. Così sembra che l’hai scritta tu, di corsa, dal telefono.

Tre modalità. La prima è Subtle, leva le parole inutili e mette una contrazione qua e là. Un typo nella prima riga, giusto per. La seconda è Human, rende il tono più colloquiale. Altro typo nella prima riga, ovviamente. La terza si chiama CEO: tutto minuscolo, frasi brevissime. Se non metti la firma, ogni tanto ci appiccica un “sent from my iPhone”. Così suoni vero. Uno che non ha tempo di scrivere per intero.

Gli errori di battitura, per secoli, volevano dire “sei sciatto”. Adesso vogliono dire “sono vero, l’ho scritta io”. Abbiamo invertito il senso delle parole.

Voi cosa ne pensate?

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.