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260 – I robot hanno bisogno di una targa

I robot hanno bisogno di una targa

Un robot in un ristorante di San Jose ha iniziato a ballare in modo incontrollato qualche giorno fa. Ha rotto piatti, ha fatto volare bacchette. Tre dipendenti ci hanno messo minuti per fermarlo, cercando nell’app come spegnerlo. Nessun pulsante di emergenza, nessun interruttore. Solo tre persone che cercavano di bloccare a mano una macchina che non voleva fermarsi. Il robot indossava un grembiule con scritto “I’m good”. Non lo era.

La prima cosa che ho pensato: questo è quello che succede quando un chatbot ha un’allucinazione. Solo che qui lo fa fisicamente. I robot autonomi funzionano su sistemi probabilistici, lo stesso motore che fa inventare dati agli assistenti AI. Quando un chatbot delira, chiudi la finestra. Quando un robot delira, ti viene addosso.

A San Jose il sistema ha preso decisioni autonome, ha continuato a eseguirle, nessuno sapeva come fermarlo. Quello era pure un robot piccolo. Pensate a uno da 65 chili in un magazzino, o in un ospedale.

Abbiamo regolamentato i droni: non puoi farne volare uno senza patente, assicurazione, rispetto delle zone. Le auto: nessun veicolo circola senza targa, revisione, assicurazione. I robot autonomi in spazi pubblici circolano senza nessuna di queste regole. Il fatto che non li vediate ancora nelle vostre città non significa che non stiano arrivando.

Ho proposto una cosa semplice: targa obbligatoria e ben visibile su ogni robot autonomo in spazio pubblico. Grande, leggibile, tracciabile. È lo stesso problema delle auto prima delle targhe. I veicoli avevano numeri di telaio, utili in officina, inutili a inseguirli per strada. Se un robot ti danneggia, devi sapere chi è il proprietario che risponde.

Lo standard per robot industriali esiste, copre le fabbriche ma non copre il ristorante dove stai cenando. Sono ad alto rischio e non regolamentati per l’uso civile, e nel frattempo li compri su Amazon. Quel robot era lì per una promozione di Zootopia, per fare ballare i bambini. Con i robot fisici il delirio ha conseguenze materiali. Ha chili, ha braccia.

Targa obbligatoria, pulsante di emergenza fisico, assicurazione obbligatoria, responsabilità chiara. Lo abbiamo già fatto per ogni altro mezzo che si muove tra le persone. Voi cosa ne pensate?

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.