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259 – Attenzione alle foto dei figli online

Attenzione alle foto dei figli online. Oggi possono diventare materia prima

Una foto pubblicata sembra innocua. Un compleanno, la prima partita, la gita di scuola. Poi quella foto esce dal nostro controllo. Viene copiata, salvata, ricaricata altrove. E soprattutto entra in un mondo nuovo: strumenti che manipolano volti e corpi in pochi minuti.

Quest’anno è uscito un rapporto dell’UNICEF che ha chiarito un concetto che molti genitori non hanno ancora realizzato: le immagini sessualizzate di minori, generate o manipolate con strumenti di Intelligenza Artificiale, partono proprio dalle foto che pubblichiamo. E fanno danni reali e permanenti ai bambini. Non è un dibattito teorico, è un rischio operativo.

Qui negli Stati Uniti il Dipartimento di Giustizia vede crescere sempre di più casi in cui, dentro raccolte illegali, compaiono anche immagini generate con l’AI che partono dalle foto dei nostri figli. In Italia abbiamo un’eccellenza mondiale che è la polizia postale, molto concentrata su questi temi, e non avete idea di quante persone salva. Però purtroppo quello che vede online è terribile.

Per una famiglia la conseguenza è semplice: una foto “normale” con volto ben visibile, in buona luce, ad alta risoluzione, offre materiale perfetto per riconoscimento facciale, profili falsi, manipolazioni, e in alcuni casi per contenuti criminali. Anche quando la foto è stata pubblicata con le migliori intenzioni.

Cosa possiamo fare? Almeno tre cose. Evitiamo foto frontali nitide e riconoscibili quando i bambini sono identificabili, soprattutto con divise, nome della scuola, luogo, targa dell’auto, cartelli sullo sfondo. Usiamo impostazioni di privacy reali, e facciamo una verifica periodica: chi vede, chi può condividere, se le foto sono indicizzabili. Le piattaforme cambiano opzioni e default. Quando la scuola o lo sport chiedono liberatorie per foto e video, scegliamo opzioni dettagliate e chiediamo esplicitamente: dove vengono pubblicate, per quanto tempo restano online, chi le gestisce, come si chiede la rimozione.

Le foto dei figli non sono solo ricordi. Sono dati visivi. E i dati visivi oggi hanno mercato, usi, abusi, riusi. Facciamo attenzione.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.