La reputazione è morta. E l’abbiamo uccisa noi
La reputazione è morta. L’abbiamo uccisa noi. Ed era l’unico antidoto ai fake, alle AI e ai deepfake.
Se domani mettono una bellissima ragazza in bikini, fatta con l’Intelligenza Artificiale, che dice le stesse cose che dico io, farà numeri più di me. Se la reputazione non fosse morta, farebbe 3 visualizzazioni perché le persone penserebbero: ma su quali basi questa dice quello che dice? Da dove arriva? Che storia ha? Che ruoli ha?
Ma non sarà così. Perché se fosse così non ci sarebbero pregiudicati ed ex carcerati che fanno milioni di visualizzazioni facendo la morale agli altri, non ci sarebbero bionde influencer sprovvedute spacciate per imprenditrici digitali, non ci sarebbero ex spacciatori trattati come star su importanti palchi televisivi. I venditori di truffe online non farebbero più visualizzazioni, né ci sarebbero venditori di criptotruffe che ora fanno video da Dubai dicendo che non sta succedendo niente, e sotto ci sono i commenti di chi ignora chi siano.
Non sappiamo come risolvere il problema delle false informazioni, dei deepfake e delle AI dappertutto che stanno sostituendo le persone. Le persone sono responsabili di quello che dicono. Le AI e i profili fake no. La morte del valore della reputazione sta facendo danni.
Le persone mediamente non si soffermano a pensare “ma chi è questo per parlare?” “La fonte di questa notizia qual è?” È da qui che parte il male che colpisce paradossalmente le stesse persone che se ne fregano.
Iniziamo a guardare le fonti. A capire chi è quella persona che ci spiega qualcosa, che basi ha, da dove arriva, cosa ha fatto nella vita per dire quello che dice. Altrimenti tra poco daremo credito a una AI con curve sexy che ci spiegherà per chi dobbiamo votare.
Voi cosa ne pensate?











