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256 – Ci pagano per filmare le faccende di casa e addestrare i robot intelligenti

Ci pagano per filmare le faccende di casa e addestrare i robot intelligenti. Ma il prezzo vero poi lo pagheremo tutti noi

A Los Angeles c’è gente che si lega un telefono alla fronte e va a lavare i piatti. Viene pagata 80 dollari per due ore di riprese. Ti registri mentre lavi, pieghi, pulisci. Il video finisce in un database che serve ad addestrare i robot a fare le stesse cose.

Un’agenzia di San Francisco distribuisce fascette con supporti per il telefono. Ti dicono: vai a casa, fai le faccende, riprendi tutto. Un ragazzo di Koreatown si mette il telefono in testa e registra se stesso mentre pulisce la cucina narrandosi passo dopo passo. I suoi amici gli dicono: “Stai insegnando a una macchina a sostituirti.” Lui: “Le faccende le devo fare comunque.”

Una coppia si è filmata mentre cucinava. Telecamera al polso per catturare il movimento esatto delle mani. Hanno guadagnato 1.200 dollari ciascuno. Una registrazione è stata rifiutata perché il vapore della pentola oscurava il video. Da quel momento hanno smesso di cucinare piatti caldi. Cambiano il modo di cucinare per adattarsi a quello che serve al robot.

I chatbot hanno imparato a parlare usando tutto quello che c’era su internet. I robot che devono muoversi nel mondo fisico hanno bisogno di vedere come apriamo una porta, come pieghiamo un lenzuolo, come chiudiamo un rubinetto. Online c’è, ma non è la stessa cosa della registrazione dal vivo.

In India esistono i cosiddetti “arm farms”: capannoni dove centinaia di persone piegano asciugamani otto ore al giorno con una GoPro in fronte. In Cina ci sono più di 40 centri statali dove operatori con visori VR controllano robot umanoidi a distanza. Una startup ha raccolto 100.000 ore di video. Un’altra 25.000.

Il mercato dei robot umanoidi potrebbe arrivare a 38 miliardi di dollari entro il 2035. E noi siamo la materia prima.

Chi allena questi robot sta allenando il proprio sostituto. Lo sa, e lo fa lo stesso. Perché oggi servono 80 dollari. Domani servirà un lavoro, purtroppo. Voi cosa ne pensate?

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.