Ci pagano per filmare le faccende di casa e addestrare i robot intelligenti. Ma il prezzo vero poi lo pagheremo tutti noi
A Los Angeles c’è gente che si lega un telefono alla fronte e va a lavare i piatti. Viene pagata 80 dollari per due ore di riprese. Ti registri mentre lavi, pieghi, pulisci. Il video finisce in un database che serve ad addestrare i robot a fare le stesse cose.
Un’agenzia di San Francisco distribuisce fascette con supporti per il telefono. Ti dicono: vai a casa, fai le faccende, riprendi tutto. Un ragazzo di Koreatown si mette il telefono in testa e registra se stesso mentre pulisce la cucina narrandosi passo dopo passo. I suoi amici gli dicono: “Stai insegnando a una macchina a sostituirti.” Lui: “Le faccende le devo fare comunque.”
Una coppia si è filmata mentre cucinava. Telecamera al polso per catturare il movimento esatto delle mani. Hanno guadagnato 1.200 dollari ciascuno. Una registrazione è stata rifiutata perché il vapore della pentola oscurava il video. Da quel momento hanno smesso di cucinare piatti caldi. Cambiano il modo di cucinare per adattarsi a quello che serve al robot.
I chatbot hanno imparato a parlare usando tutto quello che c’era su internet. I robot che devono muoversi nel mondo fisico hanno bisogno di vedere come apriamo una porta, come pieghiamo un lenzuolo, come chiudiamo un rubinetto. Online c’è, ma non è la stessa cosa della registrazione dal vivo.
In India esistono i cosiddetti “arm farms”: capannoni dove centinaia di persone piegano asciugamani otto ore al giorno con una GoPro in fronte. In Cina ci sono più di 40 centri statali dove operatori con visori VR controllano robot umanoidi a distanza. Una startup ha raccolto 100.000 ore di video. Un’altra 25.000.
Il mercato dei robot umanoidi potrebbe arrivare a 38 miliardi di dollari entro il 2035. E noi siamo la materia prima.
Chi allena questi robot sta allenando il proprio sostituto. Lo sa, e lo fa lo stesso. Perché oggi servono 80 dollari. Domani servirà un lavoro, purtroppo. Voi cosa ne pensate?











