Le aziende di AI decidono chi muore
Si potrebbe dire che è stata l’AI a colpire la scuola in Iran. Solo che l’Intelligenza Artificiale alla base dell’attacco non lo sapeva, perché i dati non erano stati aggiornati. Ora vi spiego meglio cosa sta succedendo e perché ormai le aziende di AI decidono chi muore e chi no.
Il 28 febbraio 2026, un missile Tomahawk ha colpito una scuola elementare femminile nel sud dell’Iran. Almeno 175 morti, la maggior parte bambine tra i 7 e i 12 anni. Il bersaglio era la base navale dei Pasdaran accanto all’edificio. Il problema è che i dati della Defense Intelligence Agency erano obsoleti. La scuola era separata dalla base dal 2016, con un muro, un ingresso diverso e un campo da calcio nel cortile. Il Central Command ha generato le coordinate usando dati che la classificavano ancora come struttura militare.
La macchina ha fatto quello per cui era stata costruita: ha usato i dati che aveva.
Sistemi come Project Maven funzionano su pipeline multilivello: dati da satelliti, sensori ISR e intercettazioni SIGINT. L’AI generativa entra nel punto in cui si costruisce la priorità operativa, suggerisce correlazioni, individua strutture e propone scenari di targeting. Gli analisti verificano dopo. Ma verificare una lista generata in secondi non è costruirla con dati aggiornati e un processo umano lento.
Aspetta, ma quindi la velocità è il problema, non il missile! Con dati sbagliati, l’AI militare sbaglia in scala, con precisione e senza pause.
E qui la responsabilità si biforca in un modo che nessuna corte ha ancora imparato a gestire. Chi ha scritto la funzione di ranking, chi ha scelto i dati di addestramento, chi ha deciso il peso di ogni variabile quando il sistema ordina le priorità. Loro non indossano una divisa, non rispondono a una corte marziale e non compaiono mai nelle immagini del conflitto.
Il missile era preciso, i dati erano sbagliati, 175 bambini sono morti lo stesso. Voi cosa ne pensate?











