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197 – Google ti usa, poi ti chiude il rubinetto. E i giornali muoiono

Google ti usa, poi ti chiude il rubinetto. E i giornali muoiono

Qui negli Stati Uniti sta succedendo una cosa enorme, e quasi nessuno la sta spiegando bene. Google ha iniziato a rispondere alle domande direttamente nella pagina dei risultati con l’AI. Le persone leggono lì. I click calano. I siti che hanno scritto quei contenuti perdono traffico e soldi.

Questa settimana una coalizione, Independent Publishers Alliance con Foxglove e Movement for the Open Web, ha avviato un’azione di lobbying con il Department of Justice americano, parlando di “danni sostanziali e irreparabili” causati da Google AI Overviews a traffico e ricavi degli editori indipendenti. Avevano già presentato segnalazioni alla Competition and Markets Authority britannica e alla Commissione Europea, puntando il dito su un punto preciso: Google mette le proprie risposte davanti ai contenuti altrui e spinge fuori gli editori rivali.

Il dato che colpisce di più è uno. Alcuni editori, secondo la documentazione raccolta e inviata alle autorità, parlano di cali di traffico fino al 90%. Quando togli il 90% a un sito che vive di pubblicità, affiliazioni o abbonamenti, non “soffre”. Chiude, o taglia persone.

Qui la parte più sporca è il controllo. Google dice: potete fare opt-out dal crawler dell’AI. Poi però, nella pratica, gli editori sostengono che anche bloccando il crawler dell’AI, i contenuti possono continuare a finire dentro AI Overviews perché quelle risposte sono legate alla Search. Risultato: scegliere di proteggersi significa rischiare di sparire dall’indicizzazione, cioè dall’esistenza online.

E poi c’è il tema dei numeri nascosti. Gli editori dicono che Google Search Console non separa il traffico della ricerca “normale” da quello di AI Overviews e AI Mode. Quindi tu vedi impression e click, ma non puoi capire quanto traffico ti è stato “mangiato” dall’AI. Trasparenza zero, misurazione impossibile, negoziazione impossibile.

Segnale chiaro: gli editori non vogliono più essere materia prima gratuita.

Poi arriva la parte che ci riguarda tutti, famiglie comprese. Se il traffico non arriva più alle fonti, le fonti chiudono. E quando le fonti chiudono, resta un feed di risposte sintetiche senza redazioni, senza firme, senza controlli, senza rettifiche visibili. Il rischio economico è diretto, perché l’informazione è un mercato. Il rischio di sicurezza è ancora più diretto, perché le truffe e la disinformazione crescono quando il giornalismo si restringe.

Cosa facciamo noi, nel quotidiano, senza diventare paranoici. Quando cerchiamo una notizia che impatta soldi o salute, apriamo almeno due fonti, non solo la risposta dell’AI. Quando l’AI ci dà un numero, un consiglio, una regola, cerchiamo l’origine e la data, perché le risposte senza contesto sono perfette per farci sbagliare. Quando troviamo un sito affidabile, lo salviamo e lo usiamo diretto, perché passare sempre dalla ricerca significa dipendere da chi controlla la pagina dei risultati.

Qui negli Stati Uniti la partita è già davanti ai regolatori. In Europa è già successo. E l’effetto pratico è uno: chi controlla la ricerca controlla i soldi di chi produce contenuti, e quindi controlla anche quali voci restano in piedi.

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Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.