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167 – Il mercato nascosto dei robot umanoidi

Il mercato nascosto dei robot umanoidi

Il mercato dei robot umanoidi esiste già, muove miliardi e in pochissimi ne parlano davvero. Seguitemi fino alla fine perché vi faccio vedere dove lavorano questi robot, chi ci sta investendo e perché c’entrano anche i nostri soldi, sia in Europa sia qui negli Stati Uniti.

In Cina oggi ci sono più di 150 aziende che costruiscono robot umanoidi: macchine alte più o meno come una persona, con braccia, gambe e sensori, pensate per muoversi in ambienti progettati per gli esseri umani. Non sono solo prototipi da fiera. Il governo cinese li ha inseriti nei piani industriali ufficiali e li considera un pezzo della prossima ondata di Intelligenza Artificiale incarnata, in qualche modo nel metallo.

Uno degli esempi più concreti è UBTech con il suo robot Walker S2. Nel 2025 ha raccolto ordini per oltre 800 milioni di yuan, circa 110 milioni di dollari. Alcuni contratti riguardano i data center: robot che camminano nei corridoi tra i server, aprono porte, leggono indicatori, fanno controlli ripetitivi di sicurezza. Dove prima servivano tecnici in presenza, oggi iniziano ad andare corpi artificiali guidati da software. E prendono decisioni artificiali.

I numeri aiutano a capire la scala del fenomeno. In pochi anni la Cina è passata da meno di 100 robot industriali ogni 10 mila lavoratori a circa 470. È tra i Paesi con più robot per addetto al mondo. I robot umanoidi sono il passo successivo: invece di rifare le fabbriche da zero, si introducono macchine che possono usare scale, corridoi e postazioni nate per le persone.

Non è solo un tema cinese. Qui negli Stati Uniti la corsa è molto forte. Tesla sta testando il suo robot umanoide Optimus nelle fabbriche, per compiti semplici e ripetitivi. Elon Musk ha dichiarato che in futuro una parte molto importante del valore dell’azienda potrebbe arrivare proprio da questi robot, con l’obiettivo di produrre centinaia di migliaia di unità all’anno.

Sempre negli Stati Uniti, in California, la startup Figure ha raccolto oltre un miliardo di dollari in finanziamenti, con una valutazione intorno ai 40 miliardi. L’obiettivo è sviluppare robot umanoidi generalisti per fabbriche, logistica e, nel tempo, anche per le case. In Texas, ad Austin, Apptronik lavora sul robot Apollo, nato in università e oggi testato sulle linee produttive Mercedes.

Se vogliamo capire quanto potranno funzionare questi robot, basta pensare a quanto sono diventati bravi i modelli di Intelligenza Artificiale ad apprendere lo scibile umano e a riprodurlo. Qui accadrà qualcosa di simile, ma applicato ai movimenti.

È un mercato che oggi vale circa 3 miliardi di dollari e potrebbe passare ad almeno 15 miliardi entro il 2030. Secondo Morgan Stanley, entro il 2050 quasi un miliardo di robot umanoidi potrebbe essere in attività, creando un ecosistema da migliaia di miliardi di dollari l’anno tra macchine, software e servizi.

Dove li incontriamo oggi? Per ora da nessuna parte: lavorano in fabbrica, nei magazzini, nei data center, in alcuni valichi di frontiera cinesi. Nel tempo, però, questi robot arriveranno anche nelle case: serviranno a tavola, apparecchieranno, laveranno i piatti, puliranno per terra, porteranno a spasso il cane. È un mercato quasi più grande dell’Intelligenza Artificiale stessa, perché è Intelligenza Artificiale più il fisico.

Questo mercato tocca già le famiglie. Fondi pensione, ETF sull’Intelligenza Artificiale e prodotti legati all’innovazione iniziano a investire in queste aziende e nei loro fornitori. Quando in banca ci propongono un fondo sulla tecnologia o sull’IA, una parte della storia oggi passa anche da questi robot a grandezza umana che camminano silenziosi nelle fabbriche e nei magazzini, lontano dai riflettori, ma sempre più vicini ai bilanci delle aziende e ai nostri risparmi.

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