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119 – Le regole di buona educazione nel mondo connesso.

La nuova etichetta digitale. Le regole di buona educazione nel mondo connesso.

✅ Questo video è offerto da: #ReportAziende (maggiori info nel primo commento)

Non avete idea di quante nuove forme di maleducazione siano nate negli ultimi anni. Seguitemi fino alla fine, perché alcune vi faranno sentire un po’ colpevoli. Una volta le buone maniere erano semplici: dire grazie, non interrompere, non urlare. Oggi le cattive maniere si nascondono dentro gli schermi, e spesso non ce ne accorgiamo neanche.

Per esempio: niente musica, niente TikTok in pubblico senza cuffie. È inquinamento sonoro. E chi lo fa, di solito, pensa di non disturbare. Sbagliato. Non filmare sconosciuti in palestra o altrove: la privacy non è un’opinione. Il consenso vale anche per i social.

Durante una videochiamata non parlare a voce alta in mezzo agli altri. Cerca un posto tranquillo. Se devi urlare, non è una call: è un problema. Evita di litigare online o di mettere like ambigui: a volte un pollice vale più di mille parole. E ricorda che ogni email può essere inoltrata e ogni messaggio fotografato. Scrivi come se il mondo potesse leggerlo.

Mai dire “l’ho già visto” quando qualcuno ti manda un video. È la frase più tossica del digitale: uccide la condivisione, il dialogo e pure l’entusiasmo. Quando sei con qualcuno, il telefono resta in tasca. Non sul tavolo, non accanto al piatto. Essere presenti vuol dire esserci davvero. E infine: togli le AirPods quando parli con qualcuno. Non basta metterle in pausa, bisogna toglierle. È rispetto.

La buona educazione oggi non è solo dire “grazie”. È sapere quando spegnere, quando staccare, quando guardare negli occhi. Perché nel mondo connesso, la vera maleducazione è l’assenza.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.