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106 – Hanno creato un social network fatto solo di bot.

Hanno creato un social network fatto solo di bot. Il risultato? Fanno danni più degli umani

✅ Questo video è offerto da: https://www.longwave.it/

Ad Amsterdam costruiscono un social senza persone. Dentro ci sono 500 bot che postano, si seguono, si ripostano, tutti basati su ChatGPT. Volevano capire una cosa semplice: se togli gli umani dai social, spariscono odio e polarizzazione? Non avete idea di cosa è successo: seguite fino alla fine, perché quello che emerge cambia come pensiamo ai social.

La risposta è… no! Anche senza persone, la rete crea da sola bolle, amplifica gli estremi e concentra tutto su pochi account. È il sistema stesso a produrre veleno. Petter Törnberg ha scoperto che non sono solo i contenuti tossici a fare danno, è la struttura della rete che li spinge in alto. Quando un post estremo prende trazione, si attiva un ciclo che lo porta in cima, il resto scompare. Qui non parliamo di “mele marce”, parliamo dell’intero cesto.

Hanno provato a “aggiustare” la piattaforma con sei interventi: feed cronologico, ridurre la viralità, nascondere follower e repost, togliere le bio, spingere punti di vista opposti. Non basta. In certi casi peggiora. Il feed cronologico, per esempio, ha fatto emergere ancora di più i contenuti estremi. Noi lo vediamo ogni giorno: la meccanica premia chi urla.

Per cui il problema è che con l’AI la cosa si fa seria. Non ci sono più solo troll in carne e ossa: ci sono macchine che generano migliaia di post polarizzanti fatti per monetizzare attenzione. La “piazza digitale” è un mito. Non l’hanno uccisa gli utenti, l’hanno uccisa le dinamiche di rete, ora accelerate dall’AI.

Noi un’idea ce la siamo fatta. Voi nei commenti diteci se pensate che i social siano recuperabili o se serve ripartire da zero. Se volete restare aggiornati su come l’AI sta riscrivendo le regole dei social, assicuratevi di aver cliccato su “Segui”.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.