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UBTech ha annunciato un umanoide da 20.000 dollari pensato per la casa

UBTech, uno dei nomi più forti della robotica cinese, ha appena annunciato il lancio di un umanoide da 20.000 dollari pensato per la casa. Un assistente personale che si muove, parla, interagisce e aiuta nelle attività quotidiane. Dalla cura degli anziani alla gestione domestica. Sarà in vendita già entro fine anno. Vogliono spedirne mille nel primo anno e arrivare a diecimila l’anno dopo.

UBTech ha già venduto robot da 100.000 dollari a giganti come BYD e Foxconn. Adesso punta alle famiglie, partendo da un problema enorme: la Cina sta invecchiando in fretta e mancano persone che si occupino degli anziani. Loro propongono una soluzione concreta, tecnologica, automatizzabile.

E non è un caso se il confronto parte subito con Optimus di Tesla, che Elon Musk ha definito “il prodotto più importante della storia di Tesla”. Anche lui si aggirerà attorno ai 20.000 dollari. Ma mentre Musk parla, UBTech produce.

Stiamo entrando in una nuova era in cui i robot saranno presenti nelle case come lo sono oggi gli smartphone. La differenza? Stavolta si muovono. E imparano.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.