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Si può rischiare la truffa anche vendendo oggetti usati online

Si può finire truffati anche quando vogliamo vendere oggetti usati online. Ultimamente alcune persone ci hanno segnalato una truffa su Vinted, una piattaforma per la compravendita dell’usato.

La vittima viene contattata nella chat della piattaforma da un presunto “cliente”. Questo le dice che un suo familiare sarebbe interessato all’acquisto e le chiede di contattarlo al suo indirizzo email.

Se il venditore non sa bene come funziona “Vinted”, e magari è alla sua prima esperienza, rischia di cadere nel tranello. Scrive a questo “familiare”, che gli chiede un link per visionare l’oggetto in vendita e dopo pochi minuti comunica di averlo pagato perché gli è piaciuto.

Poco dopo la vittima riceve un’altra email, che sembra provenire da Vinted, che la invita a cliccare su un link per concludere la transazione. Ingenuamente la persona clicca. Ma a quel punto le viene detto che, perché la transazione vada a buon fine e riceva il pagamento, deve avere almeno 230 euro sul conto. Le chiedono di versarli, promettendo un rimborso entro 30 minuti, che ovviamente non arriva.

La truffa può proseguire in altre forme: i cybercriminali tentano di conoscere gli estremi della carta di credito del truffato o altri dati personali.

Non sono pochi quelli che ci cascano. Eppure, proprio sul sito di “Vinted”, ci sono delle avvertenze. La società spiega che i truffatori possono tentare di ingannarci con attacchi phishing attraverso messaggi sulla piattaforma, SMS, email, chiamate o codici QR. E soprattutto ricorda che tutti i pagamenti devono essere eseguiti tramite il pulsante “Acquista” sulla piattaforma, senza bisogno di conferme esterne.

Perciò non dobbiamo mai fidarci di richieste di contatto al di fuori della piattaforma originale. Non dobbiamo mai seguire link esterni che richiedono dati personali o bancari. Dobbiamo sempre verificare l’autenticità dei messaggi che sembrano provenire da organismi ufficiali. E, in caso di dubbi, bisogna contattare direttamente il servizio clienti della piattaforma.

I truffatori si nascondono ovunque, anche nelle app che vogliono aiutarci a risparmiare un po’ e a riciclare le nostre cose.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.