Ve l’avevo raccontato qualche settimana fa. Google diceva agli editori: potete fare opt-out, potete dire no all’AI che si mangia i vostri contenuti. Solo che quel no non funzionava, perché bloccare il crawler significava rischiare di sparire dalla ricerca, cioè dall’esistenza online.
Adesso un Paese ha deciso che quel no deve valere sul serio.
Il Regno Unito, attraverso la sua autorità garante della concorrenza, ha imposto a Google una regola che non esisteva da nessuna parte nel mondo. Gli editori possono togliere i loro contenuti da AI Overviews e da AI Mode senza perdere la visibilità nella ricerca normale. Le due cose vengono separate. E Google non può più punire nei risultati chi sceglie di tirarsi fuori.
C’è dell’altro. Google dovrà mettere link chiari alle fonti quando usa i contenuti di qualcuno, e dovrà far vedere agli editori come quei contenuti finiscono dentro le risposte dell’AI. Quei numeri nascosti di cui vi parlavo, quelli che nessuno riusciva a misurare, ora dovranno uscire.
In Gran Bretagna Google gestisce oltre il 90% delle ricerche. Quando uno controlla così tanto, decide chi campa e chi chiude. Per questo serviva qualcuno sopra di lui.
Ha nove mesi per adeguarsi.
Qui negli Stati Uniti la stessa battaglia è ancora ferma davanti ai regolatori, e in Europa pure. (Strano, no? L’ha fatto un Paese, mentre i giganti continuano a rimandare.)
Voi cosa ne pensate?
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