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69 – TikTok ha ucciso la musica

TikTok ha ucciso la musica.

C’è stato un tempo in cui la musica aveva filtri chiari. Le radio decidevano cosa ascoltare. Poi arrivò MTV e trasformò i videoclip in linguaggio universale. Poi le major, con i loro contratti miliardari, scelsero chi sarebbe stato star e chi no.

Oggi quel potere non ce l’ha più nessuno di loro. Oggi comanda un algoritmo. Oggi comanda TikTok.

Se un brano non esplode lì, non entra nemmeno in classifica. Non passa in radio, non lo spinge una major. Semplicemente non esiste. Non conta il testo, non conta il talento, non conta nemmeno la produzione. Conta se funziona in quindici secondi. Conta se può fare da colonna sonora a un balletto, a un meme, a una gag.

È un ribaltamento totale. Perché la musica non è più musica. È un sottofondo. È un rumore pensato per durare lo spazio di uno scroll. Jingle usa e getta. Hit costruite a tavolino per sopravvivere due settimane, non due decenni.

La conseguenza è devastante. Artisti veri ignorati. Canzoni mediocri diventate virali solo perché ballabili in loop. La musica che una volta raccontava intere generazioni oggi è ridotta a prodotto da algoritmo. Non è più linguaggio culturale, è marketing.

E qui arriva il punto più inquietante: TikTok non è una piattaforma neutrale. È un’app cinese, con un algoritmo che decide chi ascoltiamo e chi sparisce. Non parliamo più solo di gusti musicali. Parliamo di politica culturale. Parliamo di identità.

Perché la musica è sempre stata specchio di un’epoca. I Beatles raccontavano una rivoluzione. Il punk raccontava rabbia e ribellione. L’hip hop raccontava quartieri e disuguaglianze. Oggi cosa racconta TikTok? Non chi siamo. Ma cosa vuole che siamo.

La canzone come la conoscevamo è morta. Non c’è più il formato dei tre minuti, il crescendo, la storia, il ritornello che unisce. C’è un loop da quindici secondi che funziona sullo scroll. E che sparisce la settimana dopo.

Non so cosa ne pensate voi, ma abbiamo scambiato inni generazionali con rumori usa e getta. Abbiamo ceduto la nostra colonna sonora a un algoritmo. E non ci accorgiamo nemmeno che la musica, quella vera, sta scomparendo.

La verità è secca: TikTok ha ucciso la musica. E l’abbiamo lasciato fare.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

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Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

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