Scarica la mia App gratis

Coltiviamo le soft skills, sono essenziali per un mondo del lavoro in cambiamento

Dobbiamo coltivare le soft skills, perché sono fondamentali per trovare e mantenere un lavoro. Saper ascoltare, comunicare, accogliere il cambiamento, risolvere situazioni problematiche, saper essere flessibili ed adattabili, saper fare gioco di squadra e riuscire a guidare le persone sono caratteristiche che, tutte insieme, definiamo “soft skill”.

Il termine è stato coniato negli anni Sessanta nella Marina Militare Usa, quando scoprì che i soldati migliori non erano quelli che sapevano sparare, o almeno non solo loro, ma chi era in grado di coordinare meglio gli altri. Poi nel 1993 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato le “Soft Skills for Life”, un elenco di competenze e abilità necessarie per affrontare le sfide e le difficoltà dell’esistenza. Da allora questa parola ha assunto un significato sempre più rilevante per lavoratori e datori di lavoro.

Le soft skills si distinguono dalle hard skills, che sono le competenze tecniche o tecnologiche, ma entrambe sono essenziali, anzi vanno a braccetto. Questo perché, alla base della trasformazione digitale, c’è quella culturale: se non riusciamo a cambiare la nostra mentalità e le nostre abitudini per abbracciare con convinzione idee e soluzioni portate dal digitale, sarà difficile entrare e restare in un mondo del lavoro che cambia continuamente sotto i nostri occhi.

Ma come coltivare l’intelligenza emotiva? Lavorando su se stessi, cercando di sviluppare le proprie capacità di comunicazione e di ascolto, tenendo sempre la mente aperta, aprendosi al dialogo con gli altri. È importante quando si lavora nel digitale, è altrettanto importante nella vita di tutti i giorni.

Coltiviamo le soft skills sono essenziali per un mondo del lavoro in cambiamento 1
Condividi su:

Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.