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Programmare senza saper programmare. Funziona? A volte sì. Ma spesso no.

Oggi è possibile programmare senza saper programmare.

Ci sono piattaforme di intelligenza artificiale che lo fanno per noi. Basta descrivere a parole quello che vogliamo ottenere e il sistema genera automaticamente il codice, l’interfaccia, il funzionamento.

È quello che promette il cosiddetto Vibe Coding: non scriviamo più comandi, esprimiamo intenzioni.
E la macchina le trasforma in software.

Una rivoluzione, certo. Ma anche una semplificazione che rischia di farci dimenticare cosa c’è sotto il cofano.

L’idea è rendere accessibile la creazione digitale a tutti, anche a chi non ha competenze tecniche. Un po’ come dire: “Voglio un’app per prenotare appuntamenti”… e puff, eccola lì, pronta, senza una riga di codice scritta da noi.

Funziona? A volte sì. Ma spesso no.

Perché dietro ogni software c’è complessità. Ci sono regole logiche, problemi nascosti, errori da risolvere. E soprattutto c’è una domanda che non possiamo ignorare:
Se qualcosa non funziona, chi ci mette mano?

l’AI? e se si impunta e non risolve? come spesso appunto, fa…

Se il codice è stato generato in automatico, senza spiegarci come, senza lasciare traccia leggibile, chi è in grado di aggiustarlo?
Chi garantisce che sia sicuro, efficiente, compatibile?

Il rischio è che ci abituiamo a usare strumenti che non comprendiamo. E allora smettiamo di essere creatori.
Diventiamo solo utenti.

Il Vibe Coding è affascinante, certo. Ma non è magia.
È un nuovo modo di dare ordini alla macchina. E ogni volta che deleghiamo troppo, senza capire, ci esponiamo a nuovi rischi.

La tecnologia può aiutarci. Ma la conoscenza non è mai un optional.
E chi lavora davvero con il digitale, lo sa bene.

Davvero vogliamo sostituire i programmatori con delle AI? Buona fortuna…

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.