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La Francia sta creando un esercito di soldati robot. Antropomorfi.

La Francia sta creando un esercito di soldati robot. Antropomorfi.

Entro il 2028 i primi esemplari saranno impiegati per compiti di supporto, entro il 2040 anche per il combattimento.
Non droni.
Non torrette.
Umani sintetici progettati per camminare, osservare, intervenire, combattere.

Il programma si chiama DROIDE. È il più grande progetto militare francese mai dedicato alla robotica. Sette anni di sviluppo, miliardi di euro, e test già in corso vicino Parigi, dove questi robot affrontano ostacoli, simulazioni, terreni difficili. Si parte da compiti “sicuri”: logistica, sorveglianza, bonifica mine. Ma la traiettoria è chiara. Si va verso l’autonomia operativa sul campo.

Per non far scattare l’allarme etico, la Francia ha messo in piedi un comitato dedicato. Promettono che i robot resteranno sempre sotto controllo umano. Ma l’esperienza della guerra in Ucraina ha cambiato tutto: oggi conta chi ha i sistemi più intelligenti, non solo i soldati più addestrati.

Così l’Europa inizia a giocare la sua partita nella corsa globale alla robotizzazione bellica. E lo fa partendo da robot che ci somigliano.
Troppo.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.