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Il futuro della robotica

Il futuro della robotica si fa sempre più concreto, con previsioni che sembrano uscite da un romanzo di fantascienza. Bank of America stima che entro il 2060 avremo 3 miliardi di umanoidi tra noi: il 65% nelle case, il 32% nei servizi e il 3% nell’industria. Già oggi il Giappone sta accelerando questa transizione con un mercato dei robot di servizio destinato a triplicare in cinque anni, raggiungendo i 2,7 miliardi di dollari, spinto dalla carenza di manodopera. Non è un caso che grandi catene di ristoranti come Skylark abbiano già integrato migliaia di robot nei loro locali.

Ma oltre alla diffusione, c’è un aspetto interessante: gli esseri umani si fidano di più degli umanoidi rispetto ai robot non antropomorfi quando si tratta di custodire oggetti, dati personali, bambini o animali. A dirlo sono ricercatori statunitensi, e questo potrebbe influenzare il design delle future generazioni di automi. Nel frattempo, in Germania, si sperimentano bracci biorobotici con muscoli artificiali per aiutare chi soffre di tremori, mentre un altro gruppo di scienziati sta sviluppando nuove pinze robotiche che consumano il 90% in meno di energia.

Dalla mobilità alla difesa, la robotica sta ridefinendo interi settori. Il colosso cinese BYD, in collaborazione con DJI, ha presentato un sistema che permette ai droni di decollare direttamente dai veicoli dell’azienda. Un’idea che potrebbe rivoluzionare la logistica e il soccorso. Nel frattempo, Aescape, specializzata in robot massaggiatori dotati di intelligenza artificiale, ha raccolto 83 milioni di dollari, arrivando a un totale di 128 milioni. Anche nel settore militare i finanziamenti non mancano: Shield AI ha ottenuto 250 milioni di dollari per espandere la sua piattaforma Hivemind per droni e robot autonomi, portando la sua valutazione a 5,3 miliardi.

I robot non sono più una promessa lontana, ma una realtà che si sta insinuando sempre di più nella nostra quotidianità.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.