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Google è stata appena colpita da una delle decisioni più pesanti

Google è stata appena colpita da una delle decisioni più pesanti mai arrivate da un tribunale americano sul fronte della pubblicità online.

Un giudice federale ha stabilito che ha costruito e mantenuto un monopolio illegale sulla tecnologia pubblicitaria, gestendo sia la parte delle piattaforme dove gli editori vendono spazi pubblicitari, sia quella delle aste dove gli inserzionisti fanno offerte per quegli spazi. In pratica, controllava tutto: il mercato, il regolamento e la partita.

Secondo la sentenza, questa strategia ha danneggiato in modo significativo la concorrenza, ha svuotato le tasche degli editori con commissioni gonfiate e, alla fine, ha fatto male anche a noi consumatori. Il tutto, mentre Google si assicurava che i concorrenti restassero fuori dal gioco grazie a contratti e tecnologie progettate ad arte.

Ora il Dipartimento di Giustizia potrebbe chiedere la separazione forzata del suo impero pubblicitario. Una possibilità concreta, non solo una minaccia.

Per Big G è la seconda batosta antitrust in meno di un anno, ma questa fa ancora più rumore. Perché mette in discussione l’intero modello di business che tiene in piedi l’economia digitale: la pubblicità che vediamo ogni giorno online.

E questa volta non è solo una questione di concorrenza sleale tra aziende. È una questione di potere. Di quanto potere possa concentrare una singola azienda nel plasmare il mercato dell’informazione.

Qui il link diretto all’articolo completo del New York Times

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.