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Il digitale in Italia è crescita, ma non per tutti: le piccole imprese possono fare meglio

Il mercato del digitale continua a crescere in Italia, ma le piccole e medie imprese sono ancora indietro. Bisogna che capiscano che, se vogliono sopravvivere, devono investire in tecnologie e macchinari veramente innovativi e adatti alle loro esigenze, e devono assumere persone con competenze digitali, indispensabili per affrontare la concorrenza.

La mia riflessione di oggi parte dalla pubblicazione di Anitec-Assinform, l’associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende dell’ICT, quelle che si occupano di tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

La ricerca fa il punto ogni anno sul livello di digitalizzazione delle aziende italiane.

Risultato: si continua a investire in digitale, tanto che nel 2022 il mercato è cresciuto del 2,4%, per un valore totale di 77,1 miliardi di euro.

È una crescita contenuta, ma le previsioni per i prossimi due anni dicono che si dovrebbe fare meglio. Ormai quasi 3 aziende su quattro hanno raggiunto un livello base di digitalizzazione. Però alcune, l’anno scorso, sono andate meglio e altre meno. Sono andate meglio quelle che si occupano di Cloud, di Cybersecurity, di Contenuti e Pubblicità Digitali e di Software e Soluzioni ICT. In calo, invece, il mercato dei Dispositivi (si sono venduti meno pc desktop e apparecchi tv) e delle reti di telecomunicazione.

Resta il problema a cui accennavo sopra, quello delle piccole e medie imprese, che fanno più fatica delle grandi a investire in digitale.

Non solo: spesso le persone che ci lavorano hanno poche competenze in materia. Ma, se loro per prime non riescono a capire bene questo mondo, possono rischiare di acquistare tecnologie inutili, o obsolete, proposte dai soliti venditori di fuffa. Anche per questo motivo è essenziale conoscere il digitale.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.