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L’importanza del Digital Transformation Officer

Anche le aziende di piccole e medie dimensioni hanno bisogno di qualcuno che le aiuti a capire e ad affrontare la trasformazione digitale.

Serve un Digital Transformation Officer, una figura che esiste già in diverse grandi aziende, ma che può e deve essere adottata anche in quelle meno grandi. Perché anche e soprattutto le più piccole devono sapersi muoversi in un mondo che sta rapidamente cambiando per riuscire a essere competitive e a sopravvivere.

Digitalizzare la propria impresa significa per esempio adottare una serie di strumenti hardware e software per rendere i processi più efficienti e meno costosi, scegliere la banda larga o ultralarga per ottenere una connessione migliore, saper vendere i propri prodotti o servizi online, sapersi difendere dagli attacchi e dalle minacce informatiche sempre più frequenti, avere un’organizzazione del lavoro più flessibile grazie allo smart working, dare una buona formazione al personale sugli strumenti digitali e sulle tecnologie da usare e continuare a formare i dipendenti nel corso del tempo.

Nove pmi su 10 gestiscono già in maniera elettronica almeno una parte dei documenti aziendali, per esempio documenti di trasporto o conferme d’ordine. Nel 2022, dice l’Istat, il 69,9% delle piccole e medie imprese italiane ha avviato almeno 4 attività digitali su 12. Ma si deve fare di più. Soprattutto si devono ingaggiare specialisti competenti. Come, appunto, il Digital Transformation Officer.

Non è solo quello che consiglia l’acquisto di un determinato programma o l’introduzione di una certa tecnologia, non è certo l’amico o il parente che “ci sa fare con Internet”: è la persona che deve contribuire a portare in azienda una mentalità nuova, far capire che le tecnologie sono un’opportunità e che la digitalizzazione è indispensabile. È un professionista che conosce a fondo il digitale, che sa guidare le persone, che sa introdurre una cultura innovativa, e non può essere scelto a caso. Anche le PMI possono permetterselo. Anzi, devono.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.