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Cybersecurity, a che punto siamo in Italia e perché ci serve molta più sicurezza informatica

Otto italiani su 10 nella loro vita si sono imbattuti in una minaccia informatica, dice un recente rapporto del Censis con IISFA (Associazione Italiana Digital Forensics). Bisogna impegnarsi di più per proteggere i nostri dati e le nostre reti. I cybercriminali causano problemi ogni giorno ai privati cittadini che navigano online e provocano danni alle aziende, che devono sapersi difendere dotandosi dei sistemi più adeguati e assumendo le persone con le giuste competenze.

Per le minacce informatiche, le tecniche più utilizzate sono smishing e phishing: al 60,9% degli italiani è stato recapitato un sms o un messaggio su Whatsapp con inviti a cliccare su link sospetti (questo è lo smishing), mentre il 56% ha ricevuto email in cui venivano richieste informazioni sensibili da parte di account falsi di banche o aziende. Purtroppo non sono pochi quelli che ci cadono ogni giorno. Anzi. Nel 2022 gli attacchi informatici alle infrastrutture sono raddoppiati rispetto all’anno precedente, così come sono raddoppiati, tra il 2012 e il 2021, i reati informatici denunciati all’Autorità̀ giudiziaria dalle Forze di Polizia, con Milano e Roma in testa alle province con il più alto numero di segnalazioni.

Un dato che mi ha colpito della ricerca del Censis è che gli italiani sembrano essere meno consapevoli di prima dei rischi causati dagli attacchi informatici: il numero di chi sostiene di conoscere la cybersecurity è sceso dal 58% al 50%. Per questo sono sempre più importanti la divulgazione e la formazione. Sia per i privati cittadini, sia per le imprese, anche quelle piccole e medie, che fanno più fatica delle altre ad aggiornarsi sulle nuove tecnologie. Invece devono investire di più e meglio sulla sicurezza, anche dotandosi di esperti di cybersecurity che possano difenderle nel modo migliore. Sono due piani diversi, ma ugualmente importanti.

Anche perché i rischi da attacchi informatici fanno star male le persone: il 62,9% degli intervistati ha denunciato uno stato di preoccupazione a causa di questo problema, mentre il 53,2% ha paura che i propri dati possano essere rubati. Sostituiamo la paura con la conoscenza, sarà un vantaggio per tutti.

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Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.