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Competenze “verdi”: cosa sono e perché è indispensabile impararle

Servono competenze “verdi”, oltre che digitali, per lavorare nelle aziende, eppure spesso mancano figure professionali di questo tipo.

Proviamo innanzitutto a capire il senso della definizione “green skills”. Si tratta di competenze legate all’ambiente, alla sostenibilità e all’efficienza energetica. Possederle significa avere conoscenze, abilità, atteggiamenti e valori che possono contribuire a creare un’economia sostenibile, cioè rispettosa della natura e del pianeta.

Sono indispensabili per lavorare in diversi settori: energie rinnovabili, edilizia sostenibile, gestione dei rifiuti, conservazione dell’acqua, agricoltura biologica.

Le competenze “verdi” si possono intrecciare con quelle digitali nel caso in cui servano conoscenze tecniche specifiche, come la capacità di progettare e installare pannelli solari. Ma comprendono anche una serie di competenze trasversali, come la capacità di riflettere in modo critico sui problemi ambientali, di fare lavoro di squadra per trovare soluzioni sostenibili e di comunicare in modo efficace su questi argomenti.

Nell’ultimo anno le aziende hanno faticato a trovare esperti in materia. Il numero di annunci di lavoro che richiedono competenze legate alla sostenibilità è cresciuto del 22,4%, dice il “Global Green Skills Report 2023”, ma la presenza di queste skill tra i lavoratori è aumentata solo del 12%.

Cosa si deve fare per avere un bagaglio culturale ecologico e ambientalista che ci consenta, un domani, di essere assunti da un’impresa?

Innanzitutto bisogna puntare sulla conoscenza del digitale e delle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica), perché, anche per lavorare nei settori in rapida trasformazione come utilities, attività estrattive e agricoltura, bisogna conoscere bene tecnologie, sistemi e processi informatici. Detto questo, esistono molte università e istituti di formazione che offrono corsi specifici sui temi della sostenibilità. Importante è l’esperienza sul campo, per esempio lavorare in un’organizzazione o in un progetto che si occupa di questioni ambientali, anche grazie a stage o esperienze formative occasionali. Una volta acquisite le competenze “verdi”, non dovrebbe essere difficile trovare un’occupazione, anche perché, come si è visto, c’è un mismatching tra domanda e offerta, cioè si cercano molti più esperti di quelli che poi effettivamente si trovano. Ma l’elemento fondamentale, per superare un colloquio di lavoro e restare a lungo in azienda, resta la passione. In questo caso ci deve essere un’autentica passione per il benessere e il futuro del nostro pianeta.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.