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Combinare viaggi di lavoro e vacanze: il digitale ha reso possibile il “bleisure”

Il digitale ci ha dato una possibilità in più: il “bleisure”, un nuovo termine che combina le parole “business” (affari) e “leisure” (svago) e si riferisce alla pratica di mettere insieme i viaggi di lavoro con il tempo libero. Per esempio, un professionista potrebbe prolungare il suo viaggio di qualche giorno per visitare la città in cui si trova, oppure potrebbe portare con sé la famiglia per alternare riunioni con i colleghi a momenti di vacanza.

Naturalmente è una scelta personale: c’è chi è attratto da questa opportunità e chi invece preferisce separare nettamente l’ambito lavorativo da quello dedicato al tempo libero. Ognuno fa quello che crede. Ma è innegabile che, senza il digitale, il “bleisure” non sarebbe possibile.

Grazie alla tecnologia, le persone possono lavorare da qualsiasi luogo, purché abbiano una connessione Internet. Le piattaforme di messaggistica istantanea, le videochiamate e le email rendono possibile restare in contatto con colleghi e clienti da qualsiasi parte del mondo, facilitando il lavoro remoto. Le piattaforme di prenotazione online per voli, hotel e altre attività turistiche rendono molto più semplice organizzare e gestire sia la parte di lavoro sia quella di svago.

L’Italia legata al “turismo business” è terza a livello globale e seconda in Europa nelle classifiche mondiali Icca (International Congress and Convention Association). Rispondendo a un sondaggio, un intervistato su sei si è detto favorevole al “bleisure”, anche per ragioni economiche. E, secondo Euromonitor, la spesa mondiale dei viaggiatori che uniscono lavoro e tempo libero, stimata in 200 miliardi di dollari nel 2022, dovrebbe più che raddoppiare tra il 2021 e il 2027, passando da 150 miliardi di dollari a circa 360 miliardi.  Un settore in forte crescita, dunque. Chi oggi scommette sul mercato del “bleisure” potrebbe ricavarne notevoli soddisfazioni domani.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.