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Le aziende devono capire, applicare e diffondere la cultura della digitalizzazione

Digitalizzazione, perché le aziende italiane devono e possono fare meglio.
La maggioranza delle imprese italiane investe appena un decimo del fatturato per la digitalizzazione, dice uno studio di The European House – Ambrosetti e Workday. Negli ultimi tre anni quasi la metà ha dichiarato di aver investito oltre un milione di euro e un quarto solo fino a 100mila euro. Non è una cosa buona, perché nel frattempo il ritardo con gli altri paesi si accumula e la competitività si abbassa.

Ma possiamo e dobbiamo fare di più, perché quando un’impresa comincia a digitalizzare le proprie attività, può produrre di più e spendere meno, che significa quindi andare verso un maggiore profitto. E sono certo che possiamo farcela.

Digitalizzazione, che letteralmente significa passare dall’analogico al digitale, è un concetto ampio, che indica l’introduzione all’interno delle organizzazioni di tecnologie digitali e l’abbandono di molte forme di materialità, dalla carta ai luoghi fisici come le postazioni di lavoro, ove possibile. Ma anche snellire il flusso di lavoro e semplificare i processi aziendali, cogliendo prima le opportunità e i cambiamenti.

Si parla di digital transformation per definire quell’insieme di profondi cambiamenti tecnologici, organizzativi, sociali e manageriali che sta penetrando in ogni ambito delle nostre vite. Eppure, le aziende sembrano non capire fino in fondo l’importanza di questi cambiamenti, così il 16% investe in digitalizzazione meno dell’1% del proprio fatturato.

Per oltre la metà delle aziende il ritardo nella digitalizzazione è dovuto alla cultura aziendale, in quanto a volte chi guida l’impresa non comprende appieno la nuova cultura dove la tecnologia è al centro e quindi a trasferirla alla forza lavoro.

Ecco perché comunicare la cultura digitale, oggi più che mai, è di fondamentale importanza, per chi guida le aziende, per gli addetti e per tutta la filiera.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.