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Cybersecurity: molti manager non la prendono sul serio

Bisogna credere nell’importanza della sicurezza informatica in azienda, perché essere più protetti significa anche crescere economicamente. Eppure sono gli stessi dirigenti a non crederci fino in fondo: secondo una ricerca condotta su 2000 manager in 23 Paesi, quasi due terzi pensano che la loro società sopravvaluti l’importanza della cybersecurity.

Spesso ritengono che sia solo un obbligo burocratico da eseguire per adeguarsi alle norme. Non è così. È chiaro che serve un cambio di mentalità: chi lavora per un’organizzazione e a che fare con i sistemi informatici, deve essere pienamente consapevole dei rischi che corre e attivarsi per proteggere la propria struttura dagli attacchi dei malintenzionati.

In nove casi su dieci, le aziende che non hanno capito fino in fondo l’importanza di prevenire e respingere gli attacchi informatici hanno poi avuto conseguenze negative sull’andamento economico. In alcuni casi ci sono stati ritardi negli investimenti, in altri si è aspettato troppo a prendere decisioni, in altri ancora c’è stato un aumento non necessario delle spese.

Come fare, dunque, per convincere chi deve prendere le decisioni più importanti a prendere sul serio anche le minacce che provengono dall’online? È importante organizzare regolarmente riunioni tra le varie divisioni aziendali e i capi, per condividere informazioni e possibili soluzioni. Si possono anche inserire addetti alla sicurezza informatica nei vari dipartimenti, in modo che abbiano un quadro più circostanziato di quello che sta avvenendo.

Soprattutto, i responsabili delle aree tecnologiche non devono pensare che la cybersecurity sia una pratica da sbrigare, e nemmeno soltanto un modo per proteggere l’azienda: devono capire che è qualcosa che può dare ancora più valore a quello che si fa, qualcosa che rende la loro azienda più forte e quindi più capace di stare sul mercato.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.