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Negozi del futuro e camerini virtuali: il digitale per la vendita di abbigliamento

Le tecnologie digitali possono aiutare le persone a provarsi i vestiti “da remoto”.
Grazie all’Internet of Things e all’intelligenza artificiale, da quasi vent’anni si possono sperimentare i camerini virtuali.
Un’innovazione utile e anche divertente, che rende ancora più interessante l’esperienza di fare acquisti.

È dunque importante per chi lavora nel campo dell’abbigliamento continuare a investire in tecnologia: perché i negozi del futuro saranno sempre più innovativi, sorprendenti e quindi più attraenti per i clienti.

Già da ora, in alcuni negozi, si può entrare nel camerino e specchiarsi in uno speciale specchio digitale che è in grado di scansionare le etichette del capo che stiamo provando, di contattare al posto nostro il personale per richiedere altre taglie o colori, e persino di suggerire accessori da abbinare al vestito.

In altri punti vendita iper-tecnologici non ci sono capi di abbigliamento, ma soltanto terminali appesi alle pareti: su questi è possibile visionare i prodotti, scegliere il cappotto, o il pantalone, o la gonna che ci piace di più, e farci consegnare la merce (che proviene da un magazzino) direttamente in camerino.

Attenzione: non si tratta di “metaverso”.
Sono specifiche tecnologie di realtà virtuale o aumentata che consentono di fare tutto questo.

Non è detto, poi, che i camerini virtuali siano necessariamente collocati all’interno di spazi fisici: possono essere soltanto online. Si va sul sito della marca prescelta, si crea un avatar con le nostre misure e ci si prova virtualmente un abito, per esempio un paio di jeans.

Ci sono anche aziende che propongono a chi va sul loro sito di disegnare virtualmente la scarpa ideale, per poi fabbricarla e vendergliela. Queste imprese scommettono sull’offerta personalizzata: quella che in molti cercano, e che il digitale può dare.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.