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475 – AMAZON OFFRE SOLDI PER UN DATA CENTER IN PENNSYLVANIA E GLI ABITANTI DICONO NO

AMAZON OFFRE SOLDI PER UN DATA CENTER IN PENNSYLVANIA E GLI ABITANTI DICONO NO: UN ERRORE SU CUI RIFLETTERE.

I dati che teniamo lontani dai data center ci sono già, chiusi in uno sgabuzzino con il condizionatore attaccato al muro. Per questo dire no ai data center è una follia: i dati restano sparsi in posti più inquinanti e molto meno protetti. Ogni volta che paghiamo con la carta o apriamo la posta, una macchina da qualche parte elabora i nostri dati. In tantissimi casi quella macchina sta nella stanzetta di uno studio o di un comune, accesa giorno e notte, raffreddata con un condizionatore da negozio. Sono migliaia di stanzette sparse a caso, che inquinano, che fanno danni, sono pericolose e quasi nessuno le controlla.

E sparse così ci rimettiamo due volte. Una stanzetta piccola spreca tanta corrente solo per non surriscaldarsi. E la sicurezza dipende da chi passa di lì: un aggiornamento saltato o una porta lasciata aperta, e un attacco entra con pochissimo sforzo. Un data center fatto bene raccoglie tutto in un posto solo, gestito da persone che fanno questo mestiere. Oggi si può costruire rispettando l’ambiente, con energie rinnovabili e un raffreddamento che consuma molto meno.

La stanzetta resta perché costa poco e quasi nessuno la vede. In Pennsylvania, qua negli Stati Uniti, gli abitanti di una zona hanno rifiutato i soldi offerti da Amazon per costruire un data center vicino a casa. E li capisco, perché negli Stati Uniti spesso si costruisce prima e le condizioni arrivano dopo. Però quel no lascia i server nelle stanzette, accesi giorno e notte e poco protetti.

Quindi, soprattutto in Italia dove le regole ci sono, quando nel vostro comune arriva un progetto di data center, andate subito alle riunioni, ma per chiedere da dove prende la corrente e come si raffredda. Se il progetto regge, dite sì, e ditelo forte! Verificate, controllate. Oggi ci sono sistemi che riciclano l’acqua, ci sono regole che li fanno costruire nel rispetto dell’ambiente. Informatevi prima di dire no e basta, altrimenti i danni potrebbero essere addirittura più grossi di quelli che pensate, di quelli per cui magari manifestate.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #DataCenter #Sostenibilità #SicurezzaInformatica

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.