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473 – IL RILEVATORE DEEPFAKE DI GOOGLE È APERTO A TUTTI, MA NON PROVA NIENTE CON CERTEZZA

IL RILEVATORE DI DEEPFAKE DI GOOGLE È APERTO A TUTTI, MA NON PROVA NIENTE CON CERTEZZA E RISCHIA DI FARE DANNI.

Un video falso a cui qualcuno ha tolto il marchio invisibile passa dal controllo di Google e ne esce pulito. Google ha aperto a tutti SynthID, il suo rilevatore di contenuti fatti con l’Intelligenza Artificiale. Trovare il marchio dà solo un indizio, e un video senza marchio può essere falso lo stesso.

Il marchio è una filigrana digitale, cioè un segnale nascosto nei pixel, nel suono, nel testo, invisibile a noi e leggibile da un programma. E SynthID lo cerca in immagini, audio, video generati dall’AI, e quel segnale si può togliere oppure falsificare mettendolo sopra un contenuto che quell’AI non ha mai prodotto.

Per questo chi fabbrica un falso ha una strada comoda, cancellare il marchio prima di pubblicare. Ogni azienda poi ha una filigrana sua, e uno standard unico valido su tutte le piattaforme ancora non esiste.

Le aziende dell’AI hanno presentato il marchio invisibile come la difesa contro i falsi. Ma non funziona. Anche quando SynthID lo trova, il risultato indica da quale sistema arriva il contenuto, ma non lo garantisce al 100%. Quei video dobbiamo controllarli noi, perché li riceviamo sul telefono tutti i giorni e decidiamo in pochi secondi se crederci o no. Anzi, adesso abbiamo smesso di credere pure al vero.

Quindi, quando vi arriva un video che fa arrabbiare o spaventare, fermatevi prima di condividerlo. Guardate chi l’ha pubblicato per primo e cercate la stessa notizia su un giornale serio, che abbia una reputazione, non su un influencer a caso. In questo caso, il controllo di Google usatelo come un indizio in più. E se il marchio non c’è, trattate il video come non verificato.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #Deepfake #Disinformazione #FactChecking

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.