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439 – DIFESA: SOTTO IL MARE PASSA QUASI TUTTA LA NOSTRA VITA DIGITALE, E LÌ NON GUARDA NESSUNO

Per esempio nel Baltico i cavi sottomarini si sono rotti più di una volta. Una nave perde l’ancora, la trascina per chilometri sul fondo e taglia. E ogni volta la pratica si chiude come errore di manovra.

O il GPS, sparisce sopra intere aree. Interferenze, dicono. Gli aerei di linea atterrano fortunatamente anche con gli altri strumenti. O un drone, gira sopra un aeroporto e lo scalo chiude per ore. Migliaia di persone restano a terra e del proprietario di quel drone non si sa niente. O un ospedale, si ferma. Qualcuno gli ha cifrato le cartelle cliniche e chiede un riscatto in criptovalute. Come farebbe una banda di criminali qualunque.

Presi uno alla volta sono fatti di cronaca. Sfortuna, incompetenza, delinquenti. Però chi li mette in fila li chiama guerra ibrida. Sono azioni ostili tenute sotto la soglia che farebbe invece scattare una risposta militare. L’articolo 5 della NATO parla di attacco armato. Un’ancora che scivola. E non è un attacco armato, e un ransomware nemmeno.

E funzionano perché costano pochissimo a chi le fa. E tantissimo a noi. E il territorio resta dov’è. Quello che cambia è quanto ci costa ogni decisione. Un aiuto militare che slitta. Un’elezione dove metà del paese non crede al risultato. Un porto che non riparte. Una settimana di ospedali che lavorano con carta e penna.

Sui cavi loro spendono un’ancora. Noi mesi di lavoro e miliardi. Sotto il mare ci passano le telefonate, i bonifici, le cartelle cliniche. Passano gli ordini in Borsa. E i comandi che tengono su i servizi pubblici. Ci passa la vita di tutti i giorni. E sono tubi larghi come un braccio. Appoggiati sul fondo. Senza recinzione e senza guardia. E le navi per ripararli? Sono pochissime al mondo. Quando ne salta uno la riparazione si misura in settimane. Un’ancora contro un’infrastruttura da miliardi. Provate a immaginare una centrale elettrica lasciata in mezzo a un campo con la porta aperta. Ecco.

Poi c’è l’altra metà della guerra ibrida che gira sugli schermi che abbiamo in mano. Account finti che spingono. Spingono la stessa frase ogni giorno. Pagine pagate da qualcuno che non compare. E poi gente vera, in buona fede, che la ripete gratis. Condivide. Ci dividiamo su se è successo davvero oppure no. Magari ci convinciamo che è stato un guasto e passiamo oltre. E l’operazione è riuscita. E nessuno paga niente.

Vedete, sorvegliare il fondo del mare costa. Non sorvegliarlo costa il giorno in cui l’Italia, per esempio, scopre quanti cavi la tengono attaccata al resto del mondo.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #Difesa #GuerraIbrida #Infrastrutture

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.