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428 – AI AGENTICA: NEL 2027 RINCORRIAMO CHI HA COMINCIATO OGGI, PAROLA DEL CAPO DI GOOGLE

Sundar Pichai ha dato una scadenza a una competenza che quasi nessuno sta imparando: orchestrare agenti. Dice che chi non comincia adesso passerà il 2027 a rincorrere chi ha già cominciato oggi.

Mentre molti erano in vacanza, io ho passato gli ultimi 6 mesi solo a fare quello. Sono diventato cintura nera di orchestrazione agenti.

Orchestrare però non vuol dire chattare. Un agente prende un compito, decide da solo come farlo, sbaglia, riprova. E farne lavorare 10 insieme vuol dire scrivere un ordine di lavoro: chi fa cosa, chi controlla il lavoro dell’altro, dove si ferma tutto se qualcosa va storto, chi firma, chi si prende la responsabilità alla fine. Assomiglia di più a dirigere persone, a dirigere programmatori, a sapere che cosa fanno, che usare un software.

E qui casca il mestiere. Per passare un compito a una macchina bisogna saperle spiegare come si fa, non a grandi linee. Passo per passo, con i casi strani dentro. E la maggior parte delle persone il proprio lavoro lo fa a intuito. L’intuito non si delega e l’intuito è figlio di esperienza.

Nelle aziende però si comprano licenze, si distribuiscono come si distribuiva Office, e poi si fanno corsi su come scrivere prompt, che però è il pezzo più facile di tutti.

Io ci lavoro ogni giorno e la parte difficile sta sempre nello stesso posto: decidere dove l’agente si deve fermare. Quando il compito è piccolo funziona. Quando il compito diventa vero, grande, cioè dentro dei soldi per esempio, o dentro di un’azienda o delle persone che aspettano, la macchina fa una scelta che nessuno aveva previsto e qualcuno deve accorgersene prima del cliente.

Chi comincia adesso accumula fallimenti utili. Impara quali compiti reggono, dove serve un umano che firma, dove si ferma, come si ferma la catena a metà. Impara sbagliando su cose piccole, dove il danno si ripara.

E quella roba lì a gennaio 2027 mica si compra. Non c’è la licenza dell’esperienza. Chi arriva tardi si trova gli strumenti pronti, identici a quelli di tutti, e nessuna idea di dove esplodono.

Quindi Pichai ha ragione sulla sostanza e la scadenza vera scatta molto prima del 2027. Scatta il giorno in cui proviamo a delegare il primo compito che conta davvero. Chi quel giorno l’ha già passato adesso sta sistemando i pezzi. Gli altri lo passeranno tutti insieme, di corsa, con il capo che chiede risultati per lunedì.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #Orchestrazione #Automazione #Esperienza

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.